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Teresa di Calcutta, in mostra alla Lumsa il mondo della “Madre”

L’esposizione aperta al pubblico fino al 7 settembre. Nell’allestimento, oggetti personali, documenti e scritti, con le foto di Morihiro Oki

L’esposizione aperta al pubblico fino al 7 settembre. Nell’allestimento, oggetti personali, documenti e scritti, con le foto di Morihiro Oki

È inoltrarsi nella vita e nel mistero di una suora che ha raccolto il dolore di migliaia di poveri e di malati, di donne, uomini e bambini scartati dalla società. Allestita presso la Lumsa di Roma, negli spazi della sede Giubileo (via di Porta Castello 44), la mostra “Madre Teresa. Vita, spiritualità e messaggio” – aperta gratuitamente al pubblico fino a martcoledì 7 settembre – prova a raccontare l’immensa opera e la spiritualità di Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, la piccola suora albanese che Papa Francesco ha proclamato santa ieri, domenica 4 settembre. Nata a Skopje nel 1910, Madre Teresa si è occupata dei diseredati di Calcutta fino all’ultimo giorno della sua vita terrena, conclusasi nel 1997. Strutturata intorno a due passaggi fondamentali, la mostra divide un primo momento, quello degli anni in cui la giovane Anjezë lascia l’Albania per dedicarsi alle missioni in India e alla chiamata spirituale, da un secondo momento-chiave e che è quello in cui la sua missione si è estesa in tutto il mondo.

Il punto di contatto è rappresentato da una piccola cappella ricostruita all’interno dello spazio espositivo, dov’è posta una croce dipinta in appena due giorni da uno studente dell’Accademia di Brera. La ragione della cappellina è nel fine ultimo della vita di Madre Teresa, ovvero Gesù. Sarebbe altrimenti impossibile comprendere la “follia” della suora: quell’amore gratuito che nulla si aspetta e da nulla è condizionato. Accanto al crocifisso campeggiano le parole “I thirst”, “Ho sete”, pronunciate da Cristo poco prima di morire. Le stesse, dicono i curatori della mostra – voluta dalla Postulazione per la causa di canonizzazione – che hanno originato il fenomeno mistico della missionaria dal sari bianco bordato di azzurro.

Nel percorso espositivo si trovano gli oggetti personali appartenuti a Madre Teresa, i documenti, come pure i suoi scritti, scoperti solo dopo la sua morte. É la Santa dei poveri, la «piccola matita» nelle mani di Dio a descrivere nelle lettere la vocazione, il misticismo e quella paura – che nemmeno a lei è mancata – di fare ciò che la voce di Gesù le chiedeva. La mostra è arricchita dagli scatti del fotografo giapponese Morihiro Oki che, come lui stesso ha scritto, riflettono «il mondo della Madre e delle suore che, nei loro sforzi per lodare e servire Dio, riuscivano a trasmettere un amore senza limiti. Un mondo bellissimo, pieno di felicità».

Non mancano le onorificenze, tantissime, ricevute nel corso della sua vita, come il Premio Nobel, consegnatole nel 1979. Un momento consegnato alla storia anche grazie al discorso che Teresa pronunciò in quell’occasione dinanzi ai potenti della terra: una denuncia accorata dell’aborto. Parole che recitò a braccio, e che avevano come cardine la pace in senso ampio e secondo la prospettiva cristiana. Dunque non frutto di trattati internazionali o di iniziative politiche ma connaturata alla vita dell’uomo. Dalla sua nascita alla morte naturale: «Siamo stati creati per amare ed essere amati». E, ancora, «se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me?».

L’amore è incarnazione. Vano sarebbe proclamare il bene se non avesse concretezza nella quotidianità: «Essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare». Madre Teresa ha reso quell’amore vicinanza ai lebbrosi, agli anziani abbandonati, ai bambini non voluti e questo perché proprio loro erano quel Gesù di cui è stata discepola fedele. Papa Francesco ha voluto la santificazione della suora, fondatrice delle Missionarie della Carità, proprio nell’Anno Santo della Misericordia perché esempio di quei gesti di attenzione e cura che lui chiede per coloro che abitano «le periferie» dell’esistenza, anche se a pochi metri da noi. E nell’appello di Madre Teresa, in quel dicembre del 1979 ad Oslo, non è difficile scorgere anche la visione di Bergoglio: «Voglio che voi troviate il povero qui – disse la suora nel ricevere il Nobel -, innanzitutto proprio a casa vostra. E cominciate ad amare qui. Siate questa buona notizia per la vostra gente. E informatevi sui vostri vicini di casa. Sapete chi sono?».

5 settembre 2016