Testamento biologico, Pro Vita contro le Dat
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Testamento biologico, Pro Vita contro le Dat

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L’associazione ha avviato una petizione contro la legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento che approderà alla Camera

Mentre in Commissione Affari generali prosegue la discussione sul testo di legge sulle “Dichiarazioni anticipate di trattamento” (Dat), l’associazione “Pro Vita” avvia una petizione e passa la parola a chi ha vissuto sulla propria pelle la malattia, il coma, lo stato vegetativo, e che oggi afferma, anzi, quasi urla, che la vita è un bene prezioso «e nessuno ha il diritto di decidere al posto di chi sta soffrendo». È stata una conferenza carica di commozione quella che si è svolta questa mattina, giovedì 16 febbraio, nella sala stampa della Camera dei Deputati: Max Tresoldi, Sara Virgilio e Roberto Panella hanno vissuto l’esperienza del coma, hanno raccontato le loro storie personali e tutti all’unanimità sottolineano la loro gioia perché i familiari non hanno dato ascolto a chi ripeteva «ormai non c’è più nulla da fare».

Molto forte anche la testimonianza di Sylvie Menard, ricercatrice oncologica, per anni al fianco del professor Umberto Veronesi, affetta da tumore al midollo osseo. Era favorevole all’eutanasia, pensava che la vita, in determinate condizioni fisiche e mentali, non avesse senso. Oggi apprezza ogni istante che la vita le regala «un dono meraviglioso nonostante gli atroci dolori, i trapianti, le terapie che mi hanno permesso di conoscere i miei nipoti. Il testamento biologico è scritto da una persona sana e non ha senso, perché non può sapere quale sarà la sua reazione davanti alla malattia».

Roberto aveva 18 anni quando, nel 2007, fu vittima di un grave incidente stradale. Si è risvegliato dal coma dopo 3 mesi. La mamma gli parlava, gli faceva ascoltare la sua musica preferita e non si è mai arresa neanche quando un’infermiera le disse che era inutile «tanto è morto». Ma non le ha dato ascolto «e ha vinto la vita, ho vinto io» dice Roberto. Sara racconta che lei sentiva tutto quello che le accadeva intorno: «volevo comunicare, dire a tutti “io ci sono, voglio vivere in qualsiasi condizione”. I medici non davano nessuna speranza ai miei genitori. Avevo 20 anni, a maggio ne compio 43: sono la dimostrazione che la decisione finale non spetta ai medici».

Max è stato in coma vegetativo per circa 10 anni. In ospedale era definito un “tronco morto”: lo ha raccontato la mamma Lucrezia ricordando l’incidente stradale del 1991 che gli ha danneggiato gravemente il cervelletto: «ho deciso di riportarlo a casa dopo 8 mesi di ospedale. Il calvario è durato 10 anni e nel momento di massima disperazione ha ricominciato a muovere la mano e per prima cosa ha fatto il segno della croce. Da quel momento ha iniziato a comunicare con noi usando la mano, poi piano piano ha emesso le prime vocali. Ora deve prendere fiducia in se stesso e iniziare a parlare con gli estranei».

Presente alla conferenza anche Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore, risvegliatosi dal coma dopo due anni, con il quale fondò la onlus “Sicilia Risvegli”. Pietro ha realizzato un film sulla storia del fratello, dal titolo “Voce negli occhi” e oggi il suo scopo è «aumentare la sensibilizzazione sul tema» e il suo desidero è aprire un vero centro risvegli in Sicilia.

Antonio Brandi, presidente dell’associazione “Pro Vita”, considera «l’eutanasia e l’aborto gli omicidi peggiori perché commessi su soggetti deboli impossibilitati a difendersi» e lancia un appello affinché si sensibilizzi l’opinione pubblica: «una legge inutile, mortifera che sta passando in sordina. La società civile deve reagire». Per Eugenia Roccella (Gruppo misto IDeA), componente della XII Commissione della Camera, «non c’è nessuna urgenza» di portare il testo in Aula entro il 27 febbraio come desidera la Commissione, anzi «è necessario concedersi tempo per discutere questioni che toccano la vita e la morte delle persone.

Non solo si vuole permettere di sottrarre la nutrizione e l’idratazione, ma si impone anche la vincolatività per il medico nei confronti delle volontà del paziente. Il medico non può essere vincolato a questo». Ieri, ha spiegato Roccella, la relatrice, Donata Lenzi (Pd), ha dato parere favorevole all’emendamento di Maria Amato (Pd) che riformula l’intero articolo 3, «senza però cambiarlo nella sostanza rispetto alle nostre richieste. Anzi, in questo modo salteranno gli emendamenti che abbiamo presentato».

 

16 febbraio 2017