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«Tra loro», memoriali di Ford dal fascino checoviano

Scavando nel passato della propria vicenda, mette in rilievo il momento contemplativo che la letteratura richiede all’uomo d’azione 

Scavando nel passato della propria vicenda, mette in rilievo il momento contemplativo che la letteratura richiede all’uomo d’azione 

Mettere insieme due racconti, uno dedicato alla madre, pubblicato nel 1981, l’altro ispirato al padre, composto trent’anni dopo, come ha fatto Richard Ford, nato a Jackson, in Mississippi, nel 1944, nel volume Tra loro (Feltrinelli, traduzione di Vincenzo Mantovani, Feltrinelli, pp. 134, 15 euro), oltre a costituire un ritratto vivido e appassionato dei genitori, rivela qualcosa di prezioso a proposito del figlio, grande scrittore americano, i cui testi hanno spesso posto al centro giovani con esperienze difficili. Da Incendi (1991) a Canada (2013), per citare quelli che a mio giudizio rappresentano finora i suoi risultati maggiori, sono passati davanti a noi figure indimenticabili di ragazzi e ragazze smarrite, frantumi di famiglie complicate, quasi sempre alla ricerca di valori in grado di indicare il sentiero da percorrere. E così era fatale chiederci quale fosse l’origine autobiografica di tale ossessione conoscitiva, anche perché non poche volte il protagonista adolescente dimostrava di possedere una maturità superiore rispetto ai suoi educatori.

Avremmo quindi potuto immaginare chissà
quali scompensi affettivi nella radice di Ford; invece leggendo l’ultimo diario, alla maniera di un album interiore, scopriamo un’infanzia felice, del resto talvolta dichiarata nelle interviste che egli ha rilasciato: è vero, il capofamiglia, Parker, aveva avuto un padre suicida, questo nonno leggendario che si era ucciso col veleno tanto tempo prima; tuttavia in seguito ogni cosa pareva essersi riassestata, il futuro padre dello scrittore era diventato un apprezzato venditore di amido per il bucato trovando perfino una buona stabilità economica. Lei, Edna Akin, proveniente dall’Arkansas, dalla speciale sensibilità e intelligenza intuitiva, all’inizio sembrava essere destinata a non avere figli, ma poi era venuto alla luce l’amatissimo erede, festeggiato come un angioletto coi capelli biondi e gli occhi azzurri, e tutto rientrò nella norma.

Il padre morì quando il figlio aveva
sedici anni. La madre in tarda età: entrambe le rievocazioni dei trapassi sono fra le pagine più intense del testo. I due memoriali, secondo la definizione dello stesso autore, possiedono il fascino cechoviano dello sguardo retrospettivo. Richard Ford, scavando nel passato anche fotografico della propria vicenda personale, con una sincerità ammirevole, remoto nonché sorprendente frutto della senilità, mette in rilievo, con spietato vigore, il momento contemplativo che la letteratura inevitabilmente richiede all’uomo d’azione.

Cosicché il tema–fondamento del libro, sotto la maschera narrativa del quadretto familiare, torna ad essere quello che alimenta la sua intera opera: i nostri occhi sgranati di fronte al trascorrere del tempo, le passioni infrante, gli amori conquistati, gli affetti recisi, le storie lontane ormai impossibili da recuperare, le possibilità mancate, i rimorsi e le pene che ci siamo posti alle spalle, ciò che avremmo potuto essere e non siamo mai stati, gli equivoci, i fraintendimenti, le sviste, gli errori, i successi e le sconfitte; quelli che infine, in un modo o nell’altro, con o senza il conforto e l’appoggio dei genitori, alla fine siamo riusciti a diventare.

 

27 giugno 2017