L'informazione della Diocesi di Roma

“Un amore all’altezza”: l’ironia e la leggerezza di Tirard

Una commedia francese dai risvolti imprevisti che rivela subito l’intenzione di gettarsi nel terreno agrodolce dell’umorismo secco e paradossale

Una commedia francese dai risvolti imprevisti che rivela subito l’intenzione di gettarsi nel terreno agrodolce dell’umorismo secco e paradossale 

Mentre a Venezia si è conclusa con la cerimonia di premiazione la 73esima edizione della Mostra del Cinema, insieme ad alcuni titoli passati al Lido che aspettiamo di vedere quanto prima sugli schermi, sono da segnalare altri film che accolgono, per così dire, gli spettatori rimasti “a secco” dopo la non breve pausa estiva. C’è voglia di ricominciare a confrontarsi col cinema e sfidare quella sorta di confronto, tanto misterioso quanto fascinoso, che è, ogni volta, l’aprirsi di una storia.

Eccoci catapultati in una vicenda dai rivolti imprevisti e spiazzanti. Come quella che comincia con Diane e una telefonata che la raggiunge a casa. Qualcuno ha trovato il suo cellulare sul tavolo di un bar e la chiama per restituirlo. È l’inizio di Un amore all’altezza, una commedia francese che rivela subito l’intenzione di gettarsi nel terreno agrodolce dell’umorismo secco e paradossale, partendo da un po’ di mistero e poi  finendo per toccare argomenti del tutto seri. Nelle sale dal 7 settembre, il film diretto da Laurent Tirard gioca alla grande sull’incontro-scontro tra gli opposti. Ci sono infatti una Lei, Diane, bella, avvocato di successo, sicura di sé, e un lui, Alexander, professionista affermato, brillante parlatore, ma alto solo 1 metro e 45.

Il rapporto tra i due farà scintille, destinato a mettere in campo tutte le possibili, prevedibili eccezioni e i dubbi legittimi, mai troppi in verità. Ai genitori di lei, soprattutto la mamma, è affidato il ruolo del pettegolo tentatore che non le manda a dire, ironizza, fa battute pessime sul difetto di lui e vorrebbe gridare al mondo i motivi di un’unione impossibile con la figlia. Diane si sobbarca invece il compito di respingere l’ironia del suo ex marito-collega di ufficio e della segretaria pettegola e impicciona. Alla fine emerge un quadro vario e sfaccettato, che prende in esame i pro e i contro della “strana coppia”, si tiene in realtà lontano dalla denuncia diretta e forte per prediligere fino in fondo il tono dell’umorismo anche un po’ nero ma sempre gustoso.

Con la commedia infatti alla fine si ride, si gustano in pieno le performance degli attori principali e arriva anche un lieto fine, forse non così scontato nella realtà ma al quale è bello credere. Va ricordato come curiosità che il punto di partenza è Corazon de Leones, un film argentino di grande successo in patria nel 2013 però mai distribuito all’estero.

Il regista Tirard aggiunge poi una notazione interessante: «Mi sono ispirato a Frank Capra, perché lui giocava con le favole e aveva una visione positiva delle persone. Non mostrava mai cattiveria ma tanta umanità. Essendo però io cresciuto con le commedie romantiche inglesi e americane, ammetto che nel mio film c’è qualcosa di  Pretty woman per l’aspetto della favola moderna e un po’ di Bridget Jones per le gag durante alcuni dei momenti più romantici».

Quanto agli effetti speciali, aggiunge Tirard, «non è esattamente la parte del lavoro che preferisco ma erano indispensabili, abbiamo usato una controfigura per il personaggio di Jean, un uomo di 1 metro e 45, con cui abbiamo girato tutte le scene di spalle. L’obiettivo era trasmettere leggerezza perché il film mantenesse con gli argomenti una certa distanza poetica».

 

12 settembre 2016