Un concerto di “Voci sacre: tre fedi, un solo Dio”

Alla Sapienza, per la prima volta nella Capitale, il repertorio ebraico, cristiano e islamico approfondito all’Amuz di Anversa, tra i più importanti centri europei per la musica antica

Un concerto dedicato alla musica delle grandi religioni monoteiste. “Voci sacre: tre fedi, un solo dio” è il nome del progetto che sabato 27 gennaio 2018, nel giorno della Memoria, la Iuc (Istituzione universitaria dei Concerti) presenta presso l’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma. L’evento, per la prima volta nella Capitale, affronta il lontanissimo repertorio ebraico, cristiano e islamico scoperto e approfondito all’Amuz di Anversa, ex chiesa sconsacrata e oggi uno dei più importanti centri europei per la musica antica. Cantante, strumentista e tra i fondatori dell’ensemble Micrologus – specializzato nella musica del Medioevo – Patrizia Bove porterà all’ascolto della platea Fadia Tomb El Hage, contralto libanese, e Françoise Atlan, francese di origine sefardita, per esplorare la musica della corrente mistica dell’Islam, della tradizione ebraica, i canti della chiesa maronita d’Oriente e i canti del medioevo cristiano d’Occidente.

Ai brani sufi “Ayyhal Nas” (che è un invito
alla preghiera) e “Tale’a a’alaynal”, si affiancheranno i canti ebraici tratti dal Cantico dei Cantici o da repertori regionali, come “Adonai be kol shofar” (giudaico provenzale) oppure come “Ay madre” e “Cum mucha lecenzia” provenienti dai Balcani e dal Marocco dove gli ebrei di Spagna avevano trovato rifugio in seguito alla diaspora del 1492. I canti cristiani sono invece preghiere e inni alla Vergine Maria della mistica Ildegarda di Bingen, o mottetti tratti dal Codice Las Huelgas del XIII secolo, un manoscritto in uso nel monastero femminile di Santa Maria di Las Huelgas a Burgos, oltre ad alcuni brani di tradizione orale come “E lu giovedì sante”, canto per la Passione delle donne di Ischitella (Puglia), e lo “Stabat Mater” di Calenzana (Corsica). Lo speciale concerto rientra nella 73ma stagione della Iuc che ha nel consiglio artistico il maestro Ennio Morricone.

Tra i tantissimi appuntamenti che seguiranno, c’è quello del 10 febbraio con “Quatuor pour la fin du Temps”, che Olivier Messiaen scrisse durante la prigionia nazista. Ebbe la sua prima esecuzione il 15 gennaio 1941, per la quale i quattro strumentisti ricorsero a strumenti di fortuna, con il pianoforte che aveva i tasti che si abbassavano e non si risollevavano più mentre il violoncello aveva solo tre corde. L’ambientazione: un gelido capannone dello Stalag VIII A, campo di concentramento presso Görlitz, in Slesia, davanti a cinquemila prigionieri. Il titolo, che evoca la fine del tempo, è tratto dall’Apocalisse, a cui il pensiero del compositore cattolico ricorreva sovente in quel tragico periodo. Il concerto del 13 febbraio avrà invece come tema “I Viaggi del Barocco”, dedicato a quattro città di mare: Venezia con Vivaldi, Napoli con Nicola Fiorenza, Londra con Giuseppe Sammartini e Amburgo con Telemann.

Da non perdere poi l’incontro del 27 febbraio
con il musicista britannico Steven Osborne, al suo debutto romano con Berg, Ravel e Prokofiev. È invece un ritorno quello del russo Alexei Volodin, che il 17 marzo presenta un programma romantico con le dediche che Schumann, Chopin e Liszt si scambiarono tra di loro. Leggenda del violino, l’israeliano di origine russa Shlomo Mintz (esibitosi alla Carnegie Hall di New York a soli 16 anni) sarà a Roma il 12 maggio nel duplice ruolo di musicista e direttore de I Solisti Aquilani per deliziare la platea con il suo violino, un Guarneri del Gesù. Conclude la ricca stagione della Iuc, uno strepitoso Peppe Barra, interprete della tradizione partenopea che il 22 maggio proporrà il suo più recente disco “E cammina Cammina”: fotogrammi di un percorso artistico che ha avuto inizio più di cinquant’anni fa. Un viaggio nel tempo e nei diversi paesaggi culturali, con canzoni vecchie e nuove di autori diversi (Raffele Viviani, Salvatore Di Giacomo, Enzo Gragnaniello) e con un omaggio finale all’indimenticato Pino Daniele.

 

26 gennaio 2018