martedì 30 maggio 2017
Unicef: tra 2015 e 2016 300mila bambini soli in fuga
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Unicef: tra 2015 e 2016 300mila bambini soli in fuga

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Il vice direttore Forsyth: numeri in crescita e «noi adulti non li stiamo proteggendo». L’agenda in 6 punti per i governi, prima del G7 in Italia

Almeno 300mila bambini non accompagnati e separati, in circa 80 Paesi. È il dato registrato tra il 2015 e il 2016 relativo ai minori migranti; tra il 2010 e il 2011 erano 66mila. A fare luce sul fenomeno è il rapporto “Un bambino è un bambino”, diffuso dall’Unicef ieri, giovedì 18 maggio. Il risultato: in tutto il mondo «i bambini rifugiati e migranti che si sono spostati da soli hanno raggiunto un numero record, quasi quintuplicato dal 2010». Inoltre, tra il 2015 e il 2016 200mila bambini non accompagnati hanno fatto richiesta di asilo, 100mila sono stati arrestati al confine Stati Uniti-Messico e 170mila hanno fatto richiesta di asilo in Europa.

Per quanto riguarda l’Italia, si evidenzia che «il 92% di tutti i bambini arrivati via mare nel 2016 e nei primi mesi del 2017 erano non accompagnati e separati». A livello globale invece «circa il 28% delle vittime di tratta sono bambini», con punte del 64% in Africa Sub Sahariana e del 62% in America Centrale e nei Caraibi. Per il vice direttore generale dell’Unicef Justin Forsyth, «il numero di bambini che si mettono in viaggio da soli è sconcertante, noi adulti non li stiamo proteggendo. Responsabili di traffico e di tratta senza pietà stanno sfruttando le loro vulnerabilità per un guadagno personale, aiutando i bambini a superare i confini solo per venderli e costringerli alla schiavitù e alla prostituzione forzata». E incalza: «È immorale il fatto che non stiamo difendendo adeguatamente i bambini da questi sfruttatori».

Prima del G7 che si svolgerà in Italia, a Taormina, il 26 e 27 maggio, dunque, l’Unicef chiede ai Governi di adottare un’agenda di sei punti per «proteggere i bambini rifugiati e migranti da sfruttamento e violenza», ma anche per «porre fine alla detenzione dei bambini richiedenti lo status di rifugiato o migranti» e per «tenere unite le famiglie». Ancora, fra le richieste ai governi c’è anche quella di «consentire ai bambini rifugiati e migranti di studiare e dare loro accesso a servizi, sanitari e di altro tipo, di qualità», di «intraprendere azioni sulle cause che spingono a movimenti di massa di migranti e rifugiati» e, infine, di «promuovere misure che combattano xenofobia, discriminazioni e marginalizzazione nei Paesi di transito e di destinazione».

19 maggio 2017