L'informazione della Diocesi di Roma

Verso la chiusura la causa di beatificazione di don Sturzo

Data fissata al 24 novembre, nella Sala della Conciliazione del Palazzo del Vicariato. Nello stesso giorno, un incontro di studio all’Istituto Luigi Sturzo. La Messa nella chiesa di Sant’Agostino

Si chiude venerdì 24 novembre alle 12 nella Sala della Conciliazione del Palazzo del Vicariato la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di don Luigi Sturzo. Nato a Caltagirone nel 1872, sacerdote dal 1894, dopo l’ordinazione si trasferisce a Roma, laureandosi in Teologia alla Gregoriana. Qui partecipa al fervore culturale dei giovani cattolici, assumendo posizioni vicine al pensiero di Leone XIII, il Papa della Rerum novarum; allo stesso tempo è critico rispetto allo Stato liberale, al suo centralismo e all’assenza di una politica per il Mezzogiorno. Fautore della partecipazione dei cattolici alla vita politica, ma rispettoso del non expedit, la disposizione con la quale la Santa Sede dichiarava inaccettabile per i cattolici partecipare alla vita politica del Paese, concentra la sua attività nell’ambito amministrativo, fino a quando, nel dopoguerra, abrogata ufficialmente la disposizione da Papa Benedetto XV, nel gennaio 1919 fonda il Partito popolare italiano, assumendone la carica di segretario.

Da quel momento in poi, la sua storia personale si intreccia in maniera strettissima con quella del Paese. Contrario alla partecipazione dei Popolari al governo Mussolini, nell’ottobre 1922, riesce a portare il Partito popolare all’opposizione: è l’aprile 1923. Costretto, tre mesi dopo, a dimettersi dalla carica di segretario, sostiene la secessione dell’Aventino e la collaborazione con i socialisti. Nel 1924 viene indotto dal cardinale Gasparri a lasciare l’Italia e si stabilisce prima a Londra e poi negli Stati Uniti, dove con i suoi scritti e le sue pubblicazioni prosegue la lotta: grazie alla traduzione dei suoi saggi la parola “totalitarismo” diviene tra le più diffuse nel lessico politico del Novecento. Rientrato in Italia nel 1946, riprende l’attività politica, pur non aderendo ufficialmente alla Democrazia cristiana. Fedele all’idea che libertà sociali e democrazia costituiscano un binomio inscindibile a patto che non vengano schiacciate dagli eccessi dello statalismo, conduce una battaglia particolarmente dura contro l’intervento statale nell’economia, parallelamente a una dura polemica contro la sinistra. Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita nel 1952; due anni dopo, ne 1954, diventa vicepresidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana. Muore a Roma l’8 agosto 1959.

La costante unione con Dio e l’eroica obbedienza alla Chiesa; un profondo senso della giustizia e un grandissimo amore verso i poveri. Queste le caratteristiche del suo ministero sacerdotale, che hanno portato all’apertura della causa diocesana di beatificazione, il 24 ottobre 1997. «Esempio di preclare virtù sacerdotali» secondo Papa Giovanni XXIII, è stato indicato anche da Giovanni Paolo II ai vescovi siciliani, nel 1981, come modello proprio per «la vita, l’insegnamento e l’esempio, nella piena fedeltà al suo carisma sacerdotale». Di don Sturzo “maestro per l’Italia di oggi e di domani” si parlerà anche nel pomeriggio del 24 novembre, a partire dalle 15, all’Istituto Luigi Sturzo, subito dopo la chiusura della fese diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione. A introdurre i lavori, i saluti del presidente dell’Istituto Nicola Antonetti, di Caroline Kanter, direttrice della rappresentanza italiana della Konrad-Adenauer-Stiftung, e di Gaspare Sturzo, presidente del Centro internazionale studi Luigi Sturzo. Subito dopo, la relazione di Giovanni Palladino, segretario generale di Servire l’Italia, sul tema “Come si è giunti alla chiusura positiva della fase diocesana della causa”. Seguiranno gli interventi di Andrea Bixio, Pierluigi Castagnetti, Beniamino de’ Liguori Carino, Francesco Malgeri, Lorenzo Ornaghi, Marco Vitale. Alle ore 19.15, la giornata si chiuderà con la celebrazione eucaristica nella chiesa di Sant’Agostino, presieduta dall’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, presidente della Commissione storica della causa di beatificazione, e concelebrata dal vescovo di Caltagirone Calogero Peri e da monsignor Francesco Tasciotti, giudice istruttore per le cause dei santi presso il Tribunale del Vicariato di Roma.

9 novembre 2017