10 anni dopo Evangelii gaudium, «continuare a camminare»

L’invito di De Donatis, nella mattina sulla esortazione apostolica, con D’Ambrosio (Gregoriana), Mennini (Roma Tre) e Impellizzeri (Facoltà Teologica Palermo)

A dieci anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica di Papa Francesco “Evangelii gaudium”, nelle parrocchie romane il processo di conversione pastorale missionaria auspicato nel documento è avviato. Il cardinale vicario Angelo De Donatis è «felice» di riscontrarlo durante le visite nelle comunità parrocchiali. Ora però «si tratta di non cadere nella stanchezza, di non rimanere di nuovo seduti, chiusi. Ora bisogna continuare a camminare ed è quello che il Sinodo sta cercando di farci fare con grande entusiasmo». L’invito del porporato è giunto sabato 25 novembre, al termine della mattinata di studio, preghiera e riflessione sull’esortazione apostolica. Nella basilica di San Giovanni in Laterano ha ricordato «l’accoglienza entusiasta» riservata al documento, il «testo programmatico del pontificato la cui intenzione era esplicitamente performativa – le parole del vicario -. Un testo capace di attivare un cammino ecclesiale, quasi conducendoci per mano». Dal 2018 l’esortazione ispira annualmente le tappe pastorali diocesane in vista del Giubileo del 2025. «Itinerari meravigliosi che lo Spirito ci sta donando» ha affermato ancora De Donatis.

La mattinata è iniziata con una lectio sul brano evangelico dei discepoli di Emmaus tenuta dal vicegerente Baldo Reina, il quale si è concentrato sulla ricerca e la memoria. I due viandanti di Emmaus «avevano smesso di cercare – ha detto -, la rassegnazione e la tristezza avevano preso il sopravvento. Volevano solo tornare a casa, alle poche certezze che avevano. Quante volte ci siamo raccontati il nostro smarrimento, l’incapacità di capire molte cose, la confusione dentro un mondo disordinato e sempre più distante dal Vangelo. Mettendoci alla scuola dei due di Emmaus impariamo che i momenti più bui possono diventare i più luminosi se permettiamo a Gesù di venirci a cercare là dove siamo e nello stato d’animo che stiamo vivendo. Questa è la gioia del Vangelo». Altro consiglio per comprendere l’oggi e guardare con speranza al domani è quello di «andare indietro nella memoria nutrita della parola di Dio – ha affermato ancora Reina -. Quanti oggi si interrogano sulla Chiesa e sul suo rapporto con la storia riconoscono che una delle priorità è rimettere al centro la Parola».

Don Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia politica della Pontificia Università Gregoriana, relazionando su “I segni dei tempi alla luce della Evangelii gaudium, con uno sguardo sulla nostra città”, ha preso spunto dal discorso ai sindaci tenuto nel 1955 da Giorgio La Pira, primo cittadino di Firenze, nel quale sosteneva che ogni città è un libro vivo. «Anche Roma è un libro vivo che si continua a scrivere e che parla – ha dichiarato D’Ambrosio -. È una città difficile, terribilmente segnata dalla sua struttura storico culturale che enormemente incide sui suoi tempi». Si impiegano ore nel traffico per raggiungere il posto di lavoro o per rincasare e questo diventa «una fatica, un terribile segno della città. Il tempo configura le relazioni, qualifica la vita delle persone». Citando il convegno su “I mali di Roma”, ha invitato a leggere «i segni negativi e ambigui che contraddistinguono la città che è anche la Capitale che incrocia le vie del malaffare». Infine una riflessione sui grandi eventi ospitati nelle metropoli. «Sono importanti ma non si può vivere di soli eventi: sono prima di tutto un affare economico. Se stiamo attenti a questi segni dei tempi – ha concluso -, Roma può restare un libro vivo destinato alla formazione spirituale e materiale delle generazioni future».

Matteo Mennini, docente di Cristianesimo e globalizzazione all’Università degli Studi Roma Tre e preside dell’istituto San Leone Magno, per parlare de “La centralità dei poveri nel magistero di Francesco” ha scelto un episodio avvenuto il 25 marzo 2017. I capi di Stato dell’Ue erano a Roma per celebrare il sessantesimo anniversario dei trattati di Roma. Il giorno precedente il Papa incontrandoli «aveva messo in luce le contraddizioni di una comunità politica che, pur facendo memoria delle ragioni della propria unità di fronte al problema delle migrazioni, riaffermava la prerogativa e la necessità dei suoi stessi confini – ha detto Mennini -. Il 25 marzo, mentre erano tutti a Roma, Francesco andò prima a visitare le case bianche di via Salomone nel quartiere Forlanini, difficile periferia milanese, e poi il carcere di San Vittore. Lasciava la polis dove c’erano i rappresentanti del potere politico per spostarsi in periferia, una dimensione che nel suo magistero ha assunto una netta connotazione teologica».

“Come ribadire oggi la responsabilità dell’evangelizzazione alla luce dell’Evangelii Gaudium e del cammino sinodale: quali priorità” il tema della riflessione di don Vito Impellizzeri, teologo e direttore dell’Istituto Superiore di Scienze religiose della Facoltà Teologica San Giovanni Evangelista di Palermo. «Il vero salto del sinodo è stata la scelta di aver fatto esperienza del colloquio nello Spirito – ha osservato -. Lo Spirito può donare la presenza del Risorto come esperienza teologale della fiducia che il Figlio prova verso il Padre».

27 novembre 2023