11 settembre: tredici anni dopo

Siamo qui a prendere atto che il mondo è percorso dalle guerre, mentre Papa Francesco agisce per la pace nella consapevolezza che la Terza guerra mondiale è gia in atto, sia pure «a capitoli»

Ciascuno di noi ricorda perfettamente dov’era e cosa stava facendo quel pomeriggio italiano dell’11 settembre del 2001, mentre a New York scoppiava l’inferno. Al Qaeda dichiarava guerra al mondo libero, con la sua strategia del terrore. Quello schiaffo segnò la fine dell’innocenza. Solo un anno prima, all’alba del Nuovo Millennio, tutti pensavamo e speravamo di essere entrati nell’età della pace e del progresso. E invece lo spettro della guerra rientrava nella nostra vita quotidiana con le sembianze della follia islamista.

A distanza di 13 anni siamo qui a prendere atto che il mondo è percorso dalle guerre, mentre un Papa di nome Francesco prega e agisce per la pace nella consapevolezza che la Terza guerra mondiale è già in atto, sia pure “a capitoli”. Una consapevolezza che non deve mai venire meno se vogliamo essere coerenti con il rispetto di quel principio di realtà che deve guidare i passi e le scelte di ciascuno, come dei popoli e delle nazioni.

In queste ore, drammatico contrappasso, il presidente americano Barack Obama lancia la grande coalizione mondiale in armi per “distruggere l’Isis”, che di quell’11 settembre è l’erede legittimo, per stessa ammissione di Al Qaeda. E mentre tutto il mondo libero si prepara a questa nuova lunghissima campagna bellica, l’Europa decide di riarmarsi, decidendo in uno dei frangenti più difficili per la sua economia e mentre tanti popoli sono in sofferenza economica e sociale, di destinare il 2% del Pil nazionale al riarmo. Non so voi, ma noi cominciamo a tremare.
“Estote parati…”.

11 settembre 2014