150 anni di Roma Capitale, la «visione» del Papa: «Città fraterna e universale»

Aperto l'anno di celebrazioni che si concluderà il 3 febbraio 2021. Francesco: «Non si può vivere qui "a testa bassa"». L'idea di una dimensione «aperta al mondo» che sia «un sogno proposto alle giovani generazioni»

«Una città straordinaria per storia e valori culturali e religiosi, posta al servizio di tutti». Con queste parole il sindaco Virginia Raggi ha dato il via ieri, 3 febbraio, alle celebrazioni per i 150 anni di Roma Capitale. Un intero anno di eventi (con buona pace di chi ha tentato di alimentare polemiche francamente inutili e strumentali su un presunto errore di data) che culmineranno il 3 febbraio 2021, 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale del Regno d’Italia dopo la presa di Porta Pia del 20 settembre 1870.
Celebrazioni iniziate con un omaggio a Roma e alla sua storia, alla sua cultura, ai suoi valori declinati attraverso la musica e la letteratura. Nella cornice del Teatro dell’Opera Andrea Bocelli ha cantato l’Inno di Mameli suonato dai 105 componenti della Banda Interforze, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (di cui ieri ricorreva il quinto anniversario dell’elezione al Quirinale), accompagnato dalla figlia Laura. Nel palco presidenziale erano presenti tra gli altri i presidenti di Senato e Camera Casellati e Fico, i ministri della Difesa e dell’Interno Guerini e Lamorgese (assente il premier Conte, impegnato a Londra) e il cardinale vicario di Roma Angelo De Donatis. Da quando è diventata Capitale, Roma ha subito una «rivoluzione negli stili di vita ancora in corso ma con una costante: è una città accogliente, internazionale, aperta a tutti» ha concluso Raggi prima di cedere il microfono al segretario di Stato vaticano, il cardinale Parolin, che ha letto il messaggio di Papa Francesco. «La proclamazione di Roma Capitale fu un evento provvidenziale, che allora suscitò polemiche e problemi. Ma cambiò Roma, l’Italia e la stessa Chiesa: iniziava una nuova storia», ha affermato il Pontefice e in «150 anni, Roma è tanto cresciuta e cambiata».
La Chiesa «ha condiviso le gioie e i dolori dei romani», prosegue il messaggio del Papa, che poi si è soffermato su tre momenti. Il primo, i nove mesi dell’occupazione nazista: «Fu la Shoah vissuta a Roma. Allora, la Chiesa, fu uno spazio di asilo per i perseguitati: caddero antiche barriere e dolorose distanze. Da quei tempi difficili, traiamo prima di tutto la lezione dell’imperitura fraternità tra Chiesa cattolica e Comunità ebraica. Siamo anche convinti, con umiltà, che la Chiesa rappresenti una risorsa di umanità nella città. E i cattolici sono chiamati a vivere con passione e responsabilità la vita di Roma, specie i suoi aspetti più dolorosi». Il secondo è il periodo conciliare: «Roma brillò come spazio universale, cattolico, ecumenico. Divenne città universale di dialogo ecumenico e interreligioso, di pace. Si vide quanto la città significhi per la Chiesa e per l’intero mondo». Infine, il convegno sui “mali di Roma” del febbraio 1974, voluto dall’allora cardinale vicario Ugo Poletti: «In partecipate assemblee di popolo, ci si pose in ascolto dell’attesa dei poveri e delle periferie. Lì, si trattò di universalità ma nel senso dell’inclusione dei periferici. La città deve essere la casa di tutti. È una responsabilità anche oggi: le odierne periferie sono segnate da troppe miserie, abitate da grandi solitudini e povere di reti sociali».
Per il Papa, «c’è una domanda d’inclusione scritta nella vita dei poveri e di quanti, immigrati e rifugiati, vedono Roma come un approdo di salvezza – ha aggiunto il Papa -. Spesso i loro occhi, incredibilmente, vedono la città con più attesa e speranza di noi romani che, per i molteplici problemi quotidiani, la guardiamo in modo pessimista, quasi fosse destinata alla decadenza. No, Roma è una grande risorsa dell’umanità!». E ancora: «Non possiamo vivere a Roma “a testa bassa”, ognuno nei suoi circuiti e impegni. In questo anniversario di Roma Capitale, abbiamo bisogno di una visione comune. Roma vivrà la sua vocazione universale solo se diverrà sempre più una città fraterna. Abbiamo bisogno di riunirci attorno a una visione di città fraterna e universale, che sia un sogno proposto alle giovani generazioni – conclude il Papa -. Roma avrà un futuro se condivideremo la visione di città fraterna, inclusiva, aperta al mondo. Nel panorama internazionale, carico di conflittualità, Roma potrà essere una città d’incontro».
L’omaggio alla Città Eterna è proseguito con la musica delle colonne sonore dei film che hanno immortalato Roma ma anche con la poesia: il “Giudizio Universale” di Belli e la “Ninna nanna” di Trilussa, magistralmente interpretate da Gigi Proietti, che ha augurato a Roma «tutto il bene possibile» auspicando che «sia più amata da tutti gli italiani e anche da noi romani, che non l’amiamo a sufficienza». Sul palco, guidati da Francesca Fialdini, si sono poi succeduti Paola Turci, il maestro Ezio Bosso, che ha diretto alcune arie sinfoniche, e lo storico Paolo Mieli, che ha ringraziato il Papa per il ricordo della Shoah. L’evento si è concluso con l’Inno alla Gioia di Beethoven, a ricordare anche, in questi giorni di Brexit, la vocazione europea di Roma, che fu la sede della firma dei Trattati del ’57.
4 febbraio 2020