Un uomo «innamorato del suo Paese». Il presidente del Senato Pietro Grasso ricorda così, sulla sua pagina Facebook, l’amico Paolo Borsellino, ucciso 25 anni fa in via D’Amelio, a Palermo, insieme ai cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Un uomo che ha saputo, «con fermezza e dedizione», dare «a tutti noi una grande lezione di coerenza e di senso del dovere».

Riflette sull’oggi, il presidente Grasso, evidenziando che l’esempio di Borsellino «è sopravvissuto all’esplosivo di via D’Amelio, al tempo, alle calunnie, ai pezzi di verità mancanti: vive e si rafforza nei gesti di chi, ogni giorno, si impegna per la legalità e la giustizia; nella voce di quanti non rimangono più in silenzio; nel coraggio che serve per rifiutare compromessi e scorciatoie indebite; nella certezza che non cederemo mai fino a quando, e succederà, la mafia avrà una fine».

Di Borsellino, confida Grasso, «ricordo il sorriso. Solare, simpatico, sempre pronto a farti uno scherzo: quante risate ci ha fatto fare quando rubava le paperelle che Giovanni custodiva gelosamente sulla sua scrivania per chiedergli poi il riscatto. Frammenti di vita, come quelli di questa bella foto, dettagli che mostrano il volto umano e privato del simbolo che onoriamo in questo triste anniversario. Professionalmente aveva un eccezionale talento, una passione viscerale e una ineguagliabile capacità di superare fatica e delusioni. Sapeva sempre dare il giusto consiglio ai colleghi più giovani: me ne ha dati tanti, preziosissimi, quando iniziai a studiare le carte del maxiprocesso».

Quel giorno di 25 anni fa, riflette ancora il presidente del Senato, «la quiete di una domenica qualunque d’estate si trasformò, in un istante, in una ferita che non potremo mai sanare. Non abbiamo dimenticato nulla di quella domenica palermitana, né della vita e dell’esempio degli uomini e delle donne vittime della furia omicida della mafia».

19 luglio 2017