Nella Giornata internazionale delle donne, Save the Children pone l’accento sulla condizione delle bambine e delle adolescenti nel mondo, ancora oggetto di discriminazioni e violenze. Oltre 16 milioni e mezzo le ragazze che partoriscono tra i 15 e i 19 anni nei Paesi in via di sviluppo, di cui 2,5 milioni al di sotto dei 16 anni. «Oltre a comportare gravi rischi per la salute delle mamme bambine e dei loro neonati, le complicazioni durante la gravidanza e il parto precoce sono la prima causa di morte per le giovani donne globalmente, con una stima annuale di 70mila decessi tra le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni», riferiscono dall’organizzazione. Ancora, sono 30 milioni, secondo le stime relative al periodo 2016-2026, le ragazze che rischiano di subire una mutilazione genitale e le sue conseguenze; 12 milioni ogni anno quelle che si sposano prima dei 18 anni e 2,6 miliardi le ragazze e donne che vivono ancora oggi in Paesi dove lo stupro coniugale non è considerato di fatto un crimine.

«Essere bambine e ragazze nella maggior parte dei Paesi del mondo significa ancora oggi diritti negati, violenze fisiche, psicologiche o sessuali. Anche l’accesso a una risorsa fondamentale come la scuola è precluso a circa 62 milioni di loro e per una su 4 scuola ed educazione rimarranno un sogno per tutto l’arco della vita», si legge in una nota diffusa da Save the Children. «Le bambine e le giovani di oggi saranno le donne e le mamme di domani, sono il motore del cambiamento. Le violazioni dei loro diritti hanno una conseguenza ancora più grave per il nostro futuro», afferma Daniela Fatarella, vicedirettore generale di Save the children Italia. Per questo, prosegue, «chiediamo alla comunità internazionale e ai governi di combattere attivamente i tre ostacoli principali all’uguaglianza di genere: i matrimoni precoci, lo scarso accesso ai servizi di base, inclusi salute e istruzione, il mancato ascolto della voce delle ragazze nei processi decisionali pubblici e privati. Queste tre barriere – osserva Fatarella – sono violazioni permanenti dei diritti delle bambine e delle adolescenti e rappresentano degli ostacoli enormi al progresso nelle aree di sviluppo».

8 marzo 2017