Da domenica scorsa, 22 gennaio, la campanella è tornata a suonare in 30 scuole nella parte orientale di Mosul, in Iraq. Grazie all’aiuto dell’Unicef, oltre 16mila bambini hanno potuto riprendere il loro percorso formativo, interrotto, in alcuni casi, per più di 2 anni, durante i quali le bambini sono state completamente interdette dal mondo della scuola. «Fino a sole poche settimane fa questi quartieri erano nella morsa delle violenza – ha raccontato il rappresentante Unicef in Iraq Peter Hawkins -. Oggi, i ragazzi e le ragazze stanno rientrando nelle aule». Questo, ha continuato, «è un momento cruciale affinché i bambini di Mosul reclamino il loro diritto all’istruzione e la loro speranza per un futuro migliore».

Dopo i controlli delle autorità locali sulla eventuale presenza di ordigni inesplosi, altre 40 scuole dovrebbero riaprire nelle prossime settimane, accogliendo in tutto 40mila studenti. Nel frattempo l’Unicef sta supportando le autorità irachene a ripristinare, equipaggiare e aprire ulteriori scuole, quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno. Molti infatti gli edifici che in questi anni sono stati utilizzati a scopi militari o danneggiati gravemente dagli scontri.

L’assistenza fornita comprende fornitura di acqua e servizi igienicosanitari nelle scuole; corsi di aggiornamento per insegnanti ed educatori; introduzione di programmi di apprendimento rapido per i bambini; campagne di sensibilizzazione contro la violenza; predisposizione di materiale scolastico per 120mila studenti nella zona orientale di Mosul.Ancora, per i 13.200 piccoli sfollati di recente, che vivono in accampamenti fuori da Mosul, l’Unicef e i collaboratori attivi nel settore dell’istruzione si stanno impegnando per garantire corsi di matematica, scienze, lingua araba e inglese.

25 gennaio 2017