A Ostia la Summer school della Comunità di Sant’Egidio

L’iniziativa nata dopo il lockdown, ospitata dalla scuola Amendola Guttuso, vicino al porto. Coinvolti circa 30 volontari, accanto ai bambini del quartiere

Alessia e Amira stanno ultimando i loro disegni e li mostrano con grande soddisfazione. Quegli arcobaleni di gioia dicono a tutti una grande scoperta: “Uniti per la pace”. Lo stanno imparando in pieno luglio a scuola dove ogni giorno vanno con gioia insieme a Mohamed, Ginevra, Francesca, Omar, Michele e altri 50 bambini dai 6 ai 10 anni. La campanella suona alle 8.45 e quando è tempo di tornare a casa, alle 16.15, nessuno vuole andarsene. È la Summer school promossa a Ostia dalla Comunità di Sant’Egidio.

summer school Sant'Egidio, Ostia, giugno 2020«L’idea – spiega Alessandro – è nata dopo il lockdown. Molti bambini non avevano ricevuto una formazione sufficiente con la didattica a distanza. La tecnologia non arriva facilmente nelle periferie e alcune scuole non sono riuscite a farsene carico. Non potendo organizzare le nostre classiche colonie abbiamo ipotizzato una formula estiva: studio e gioco tra bambini di diversa estrazione sociale, etnia, religione». I locali vengono offerti dalla preside della scuola Amendola Guttuso, in via dell’Idroscalo a Ostia ponente, vicino al porto. Il via il 15 giugno: quattro settimane a tempo pieno, fino al 10 luglio. Una trentina i volontari: liceali, universitari impegnati già nella Comunità e altri coinvolti con il passaparola. I più giovani, come Alice e Mattia, hanno 12 anni.

summer school Sant'Egidio, Ostia, giugno 2020«I bambini sono quelli del quartiere. Se ne aggiungono alcuni di Dragoncello, dove abbiamo un’altra Scuola della pace», spiega Alessandro, 27 anni, tra i coordinatori. «Vengono la mattina con il pulmino e al pomeriggio vengono riaccompagnati a casa. Molti frequentano la Scuola della pace anche d’inverno e conoscono la Comunità. Diversi i bambini che vengono dal Bangladesh, dall’Eritrea, giunti con i corridoi umanitari, e dall’Egitto». Le classi, omogenee per età, «sono 8, formate da 7 bambini ciascuna, seguite da un volontario maggiorenne e 2 ragazzi come aiuti», mostra Nicol, che registra con Laura e Stella le presenze e provvede all’apertura e chiusura della scuola. E così in piena estate è possibile al mattino per due, tre ore ripassare in amicizia tabelline, alfabeto, scrittura, operazioni e provarsi con cacce al tesoro istruttive. Poi alle 11.45 tutti in giardino. Quindi alle 12.30 pranzo al sacco e nel pomeriggio attività legate ai temi dell’amicizia, dell’integrazione, della diversità e della pace. Cartelloni, giochi, condivisioni: «Approfondiamo anche quanto avviene nel mondo – aggiunge Nicol -, ad esempio in Africa, dove la Comunità ha promosso il programma Dream, e parliamo degli anziani. I bambini rispondono con simpatia ed entusiasmo, condividendo pensieri decisamente profondi».

Periferia, Vangelo, povertà e condivisione. Il miracolo continua e si rinnova. Una trentina le Scuole della pace presenti a Roma, nate alla fine degli anni ’60 e ora presenti in tutto il mondo. Tra i volontari a Ostia anche ragazzi che le hanno frequentate da piccoli, come Alessandra, 16 anni. «Mia mamma è cubana ed era una volontaria in una delle Scuole della Comunità nel suo Paese – racconta -. Quando siamo arrivati in Italia è stato naturale per lei proporla anche a noi. Sono felice di poter aiutare questi bambini e rendere le loro giornate più belle. Loro riempiono di gioia le mie». Il termine dell’esperienza è previsto il 10 luglio ma già si pensa di proseguire. «Ipotizziamo due giorni ad Acilia nei locali della chiesa Santa Gianna Beretta Molla e 2 a Ostia, nei locali di via Baffigo, per continuare almeno fino ai primi di agosto».

Dai genitori, tanta gratitudine, anche per la vicinanza offerta nei mesi della pandemia. «Ognuno di noi – racconta Martina, 29 anni – ha seguito tramite videochiamate 2 o 3 bambini delle due Scuole della pace di Ostia – con sede a via Baffigo e nei locali della chiesetta del Lungomare Toscanelli – e portato la spesa alle famiglie in difficoltà. Hanno bisogno di lavoro e di una comunità che accolga loro e i loro figli: siamo la loro “famiglia allargata”».

2 luglio 2020