A Regina Coeli gli chef di Gambero Rosso per la formazione dei detenuti

L’iniziativa, portata avanti con la Comunità di Sant’Egidio, si è tradotta in 4 incontri. La direttrice dell’istituto penitenziario Clementi: «Auspichiamo diventi progetto stabile e organico»

Mirko Iemma, Igles Corelli, Giorgio Barchiesi (in arte “Giorgione”) e Laura Marciani. Sono loro gli chef della Fondazione Gambero Rosso che hanno coordinato il percorso di formazione enograstronomica offerto ai detenuti del carcere di Regina Coli, portato avanti con la Comunità di Sant’Egidio. L’obiettivo: incentivare il lavoro di squadra e i momenti di aggregazione e di recupero dei componenti della comunità carceraria. Creando una brigata che ha lavorato fianco a fianco, sia per dare benessere ai detenuti attraverso il cibo ma anche per indirizzarli in una prospettiva di reinserimento nella società.

Quattro in tutto gli incontri realizzati – l’ultimo il 19 aprile -, con il coordinamento dei 4 chef. «Per iniziare – racconta Mirko Iemma, resident chef di Gambero Rosso Academy Roma che ha assistito i partecipanti durante tutti gli incontri -, abbiamo effettuato un sopralluogo per capire come fossero organizzate le cucine del carcere. Abbiamo verificato lo stato di salute dei macchinari presenti, studiato le tabelle alimentari dei menu proposti e individuato il procedimento per renderli più appetibili. Nel corso degli appuntamenti – prosegue – abbiamo sfruttato tutte le attrezzature e insegnato ai partecipanti come maneggiare al meglio le materie prime a disposizione. Qualche esempio? Per realizzare uno spezzatino i detenuti erano soliti mettere tutto nella pentola a pressione senza preparare un fondo. Noi gli abbiamo mostrato il procedimento per cucinare un fondo vegetale e un fondo bruno per rendere lo spezzatino più saporito». Ancora: «Abbiamo insegnato come sfruttare il forno per la cottura combinata. In questo modo potranno cuocere sia a vapore che a convenzione per rendere quello che viene preparato più morbido come, per esempio, un piatto di seppie e piselli. Gli abbiamo mostrato come realizzare un pangrattato aromatico, come preparare uno spaghetto alle vongole cremoso e come rendere più gustosa una bieta aggiungendo semplicemente del pomodoro e pecorino».

La direttrice di Regina Coeli Claudia Clementi lo definisce un «percorso di formazione, oltre che culinaria, umana», che ha riscontrato interesse ed entusiasmo da parte di tutti i partecipanti. «Le competenze culinarie rappresentano oggi una preziosa risorsa nel mondo del lavoro – afferma – e ci auguriamo che quelle acquisite in questa sede possano essere utilizzate dalle persone detenute anche in futuro, quando la loro condizione non sarà più quella attuale. Auspichiamo inoltre che questa bellissima esperienza possa diventare un progetto stabile ed organico, da replicare in future edizioni», conclude, ringraziando il Gambero Rosso e la Comunità di Sant’Egidio per «aver voluto realizzarla in questo istituto».

Il motivo lo spiega Paolo Cuccia, vice presidente esecutivo di Fondazione Gambero Rosso: «La Fondazione Gambero Rosso e il Gruppo Gambero Rosso sono sensibili a tutto ciò che accade nel mondo in cui viviamo. Con la Comunità di Sant’Egidio c’è un rapporto storico – prosegue – e la nostra riflessione è andata al mondo delle carceri, dove ci sono persone che per vari motivi sono costrette alla reclusione. Il nostro auspicio è di vederli reinseriti nella comunità sociale quando la pena sarà finita, grazie anche alla formazione culinaria di questo percorso». Sant’Egidio, gli fa eco la coordinatrice nazionale del servizio in carcere della Comunità Stefania Tallei, «visita le carceri da oltre 25 anni. Abbiamo, certo, incontrato tanti problemi ma sempre insieme a una grande domanda di riscatto. Convinti che tutti, nessuno escluso, debbano avere una possibilità per ricominciare, siamo ovviamente sostenitori dell’inclusione. Questo progetto ci sembra, per questo, un’occasione. Doveva partire subito prima dell’inizio della pandemia – ricorda -, dunque si è realizzato dopo due anni di  assenza prolungata di ogni attività: una chiusura nella chiusura delle mura di un carcere. Ma forse proprio per questa forzata chiusura l’esperienza si è rivelata di grande impatto e ha regalato una speranza di futuro. Cambiare la realtà non è facile e nessuno può farcela da solo  conclude -. Per questo Sant’Egidio, il Gambero Rosso, e l’istituzione penitenziaria auspicano che sia solo l’inizio di nuovi progetti, perché nessuno sia più privato della possibilità di ricominciare».

27 aprile 2022