A Roma attive contemporaneamente 100 piazze di spaccio

Presentato il censimento “Mafie nel Lazio”: «È la ’ndrangheta che può essere considerata l’organizzazione leader nel settore del narcotraffico»

Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra, gruppi di derivazione mafiosa diventati autonomi sul territorio romano. A fare il censimento della presenza di associazioni di malaffare a Roma è stato il rapporto “Mafie nel Lazio” presentato questa mattina alla presenza di Nicola Zingaretti presidente della Regione Lazio, Paola Basilone, prefetto di Roma, don Luigi Ciotti, presidente Associazione Libera, Guido Marino, questore di Roma e altre autorità. La gestione delle piazze di spaccio a Roma a destare maggiori preoccupazioni perché rappresentano il luogo in cui maggiore è il contagio delle mafie tradizionali con i gruppi della criminalità romana che evolvono nell’assunzione del metodo mafioso.

A Roma funzionano contemporaneamente
un centinaio di piazze di spaccio, operative h24 e caratterizzate dall’uso di sentinelle, ostacoli mobili e fissi (come inferriate), l’utilizzo di telecamere e l’esistenza di edifici che – da un punto di vista urbanistico – garantiscono un controllo delle aree di spaccio. I gruppi organizzati, in gran parte romani, gestiscono le piazze di spaccio con una rigidissima suddivisione del territorio, spesso nella stessa strada, e hanno rapporti e relazioni con soggetti componenti appartenenti ai casalesi, gruppi di camorra e soprattutto calabresi, che sono i grandi fornitori delle piazze di stupefacenti. È la ’ndrangheta che può essere considerata l’organizzazione leader nel settore del narcotraffico.

«Le mafie si rafforzano là dove c’è un brodo economico e culturale che permette loro di espandersi. Quindi lotta alla mafia è repressione ma è anche lavoro, politiche per lo sviluppo, dare concretezza alla parola “diritti”». Così il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti nel corso della presentazione del III Rapporto Mafie nel Lazio. «Un diritto va garantito dallo Stato, per questo su questo palco c’era la Regione ma anche le forze dell’ordine, il prefetto, don Ciotti – ha aggiunto -. Il primo elemento di discontinuità del Rapporto è nel titolo e nella firma, “mafie” senza paura di dire questa parola, e nella firma di una istituzione. Dietro l’omertà ci sono aspetti diversi: la complicità ma anche pigrizia e opportunismo. Nella quarta edizione dovremo cambiare il titolo in “Liberare il Lazio dalle mafie” per dare un’impronta di consapevolezza e contrasto».

 

23 aprile 2018