A San Giuseppe dei Falegnami la preghiera tra le impalcature

Riapertura straordinaria nella solennità del santo, con la liturgia della Parola e la benedizione dei papà. Il rettore Libanori: «Speriamo di riportarla presto agli antichi splendori»

Erano davvero tanti i fedeli e in particolar modo i papà, alcuni anche con i loro figli, che ieri sera, 19 marzo, gremivano la piccola chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, ai piedi del Campidoglio, riaperta eccezionalmente per l’intera giornata, a 7 mesi dal crollo di parte del soffitto, in occasione della festa del papà, nella solennità del santo a cui è intitolata. «È bello vedere questa chiesa ancora piena, seppure con le impalcature e in una situazione precaria – ha detto il vescovo Daniele Libanori, rettore della Chiesa, introducendo la celebrazione -, proprio nel giorno della memoria liturgica del padre putativo di Gesù, in cui, per tradizione, tanti romani sono sempre venuti qui a pregare. Speriamo di riportarla agli antichi splendori presto e di riaprila regolarmente tra qualche mese».

Ieri sera, intanto, la preghiera ha preso la forma di una liturgia della Parola, presieduta dal cardinale titolare della chiesa Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che nella sua omelia ha sottolineato «come il Signore sappia realizzare sempre cose belle anche dalle ferite, come quella del crollo di questo luogo di culto che oggi è ancora più conosciuto e più amato». Commentando il Vangelo di Matteo, il porporato ha analizzato la figura di san Giuseppe: «È stato per Gesù un vero papà, colui che gli ha donato la discendenza reale, lo ha difeso dalla persecuzione di Erode, lo ha nutrito con il suo lavoro e lo ha educato, avendo perfino problemi con lui quando, adolescente, rimase da solo al Tempio di Gerusalemme».

Soprattutto, «Giuseppe ha introdotto Gesù alla fede – ha continuato Coccopalmerio -, insegnandogli a mettere Dio al centro e al primo posto, per fare sempre la sua volontà» e anche oggi, quale «patrono della Chiesa universale, Giuseppe è padre di tutti noi, specialmente dei papà e delle mamme impegnate a crescere i propri figli; per questo chiediamo la sua intercessione affinché sia vero esempio e modello nell’azione educativa delle nuove generazioni». Quindi, dopo un momento di silenzio e meditazione e la recita della preghiera del Padre nostro, la speciale benedizione a tutti i papà presenti: «Signore dei tempi – ha pregato il cardinale -, dona loro fortezza nella responsabilità e saggezza nell’educazione affinché siano esempi di giustizia, fede e verità per i figli».

Al termine della liturgia, alle porte della chiesa che sorge sopra al carcere mamertino sono stati distribuiti i tradizionali bignè di san Giuseppe, donati da due pasticcerie della città; le offerte raccolte per i dolci saranno destinate in parte ad alcuni papà bisognosi e in parte ai lavori di restauro. A tutti i fedeli è stata inoltre consegnata una cartolina con l’immagine delle statue della Madonna e del Bambino del cassettonato della chiesa, ritrovate tra le macerie, a fine agosto, in posizione frontale: l’una guarda l’altro, sovrastandolo, quasi a sua protezione. Prima della celebrazione, invece, l’Orchestra Arcobaleno dell’Istituto comprensivo via delle Carine aveva proposto un breve saggio intonando una melodia siciliana di orazione alla Madonna e un valzer di Tchaikovsky.

20 marzo 2019