A San Marcello la festa per i 500 anni dal miracolo del Crocifisso

Nel 1519 l’incendio che distrusse quasi completamente la basilica, da cui si salvò miracolosamente. Le celebrazioni col cardinale Mamberti e col vescovo Ruzza

Era il maggio del 1519 quando un enorme incendio distrusse quasi completamente quella che è oggi la basilica di San Marcello al Corso, nel pieno centro di Roma. Nel rogò si salvò miracolosamente soltanto un grande Crocifisso ligneo, che da quel momento divenne oggetto di venerazione e per il quale, proprio nei prossimi giorni, si celebrano i 500 anni. Una devozione «molto conosciuta e praticata dai romani – spiega il rettore della basilica, padre Enrico Casini -, che viene portata avanti ininterrottamente da secoli, nonostante sia praticata spesso in modo abbastanza individuale». Sono molti, infatti, i fedeli «che ogni giorno vengono qui a pregare silenziosamente davanti al Crocifisso, a chiedere delle grazie». Per commemorare il miracoloso salvataggio del Crocifisso, le celebrazioni inizieranno la sera del 22 maggio, «proprio per ricordare la notte in cui scoppiò l’incendio – racconta padre Casini – e ci sarà una Messa presieduta dal cardinale Dominique Mamberti», attuale prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, accompagnata dai canti di una confraternita proveniente dalla Corsica. Il giorno dopo, invece, una seconda solenne celebrazione verrà presieduta alle 19 dal vescovo Gianrico Ruzza, ausiliare di Roma per il settore Centro, e animata dagli studenti dell’Ordine dei Servi di Maria, che curano la chiesa fin dal 1369.

La basilica, infatti, nonostante l’incendio di cinquecento anni fa, si è trasformata nel corso dei secoli in un prezioso scrigno di opere d’arte e ancora oggi «attira turisti e fedeli, anche per la sua centralissima posizione», spiega padre Casini. «Molti – sottolinea – si fermano per semplice curiosità, ma tanti per fede e devozione. Durante la giornata via del Corso è un luogo troppo caotico e di passaggio, quindi la gente è distratta e non si avvicina per le celebrazioni, ma molti, una volta entrati, rimangono stupiti non solo per le opere d’arte, ma anche per l’aspetto spirituale». Solitamente in tarda serata la basilica si anima con la presenza di tanti fedeli per gli appuntamenti liturgici. Soprattutto le celebrazioni delle 18 e delle 22, infatti, sono molto frequentate e la chiesa «rimane aperta fino a tardi, anche per l’adorazione eucaristica, per la presenza di gruppi di preghiera e spesso per ospitare concerti di musica sacra». Come quello che precederà la Messa del 22 maggio, con le musiche originali di Mario Pio Amico all’organo e del baritono Dionigi Renda.

San Marcello al Corso è un luogo di grande valore architettonico e artistico: la facciata è un capolavoro del ‘600 ad opera di Carlo Fontana, mentre l’interno è arricchito da cinque cappelle per ogni lato, dal soffitto ligneo e da un imponente affresco della crocifissione nella controfacciata, anch’esso risalente al periodo immediatamente successivo all’incendio.

20 maggio 2019