Un nuovo Motu Proprio del Papa «sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili», per «rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano». Lo ha annunciato nell’ultimo briefing dell’incontro in Vaticano su “La protezione dei minori nella Chiesa” il moderatore padre Federico Lombardi, riferendo dell’imminente pubblicazione. Questo documento, ha precisato, «accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento».

Tra le iniziative che faranno seguito al summit voluto da Francesco, Lombardi ha inserito anche «la pubblicazione da parte della Congregazione per la dottrina della fede di un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti». E ancora: «Nello spirito della comunione della Chiesa universale, il Papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti – ha proseguito il moderatore – per aiutare le Conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà ad affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori».

Già oggi, 25 febbraio, ha assicurato Lombardi, il Comitato organizzatore si incontrerà con i responsabili della Curia romana che hanno partecipato all’incontro, per impostare subito il lavoro per «dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi». Sono primi passi, ha proseguito il moderatore, che «ci accompagneranno nella nostra missione di annuncio del Vangelo e di servizio per tutti i bambini del mondo, sentendoci solidali con tutte le persone di buona volontà che vogliono abolire ogni forma di violenza e di abuso contro i minori». Quindi, un bilancio del vertice concluso: «Abbiamo ascoltato le voci delle vittime dei terribili crimini di abuso sessuale su minori da parte di membri del clero. Chiediamo loro sinceramente perdono, come pure a tutti i nostri fratelli e sorelle – le parole di padre Lombardi -, per ciò che abbiamo fatto di male e per ciò che abbiamo mancato di fare. Torniamo alle nostre diocesi e alle nostre comunità, sparse in tutto il mondo, con una comprensione più profonda di questo terribile scandalo e delle ferite che provoca nelle vittime e nell’intero popolo di Dio».

Padre Lombardi ha preso in prestito le parole già utilizzate da san Giovanni Paolo II nel 2002 per ribadire che «la gente deve sapere che nel sacerdozio e nella vita religiosa non c’è posto per chi potrebbe far del male ai giovani». Quindi ha continuato: «Vogliamo assolutamente che tutte le attività pastorali della Chiesa cattolica e i luoghi dove esse si esercitano siano pienamente sicuri per i minori, per il rispetto della loro dignità e la loro crescita umana e spirituale». L’impegno è a tradurre «in azioni concrete» le parole chiave risuonate nei giorni del vertice: «Responsabilità, rendere conto, trasparenza», superando le «tendenze all’occultamento e a privilegiare l’istituzione rispetto alle persone che essa deve servire»; ottenendo «il rinnovamento spirituale e strutturale, necessario per sradicare dalla Chiesa ogni forma di abuso non solo sessuale ma anche di potere e di coscienza».

Interpellato dai giornalisti, Lombardi ha precisato che i tre documenti – ai quali «si sta lavorando già da alcuni mesi» – non sono stati emanati «perché nel territorio vaticano non ci sono moltissimi casi di abusi. Ce ne sono alcuni, come sappiamo». L’arcivescovo di Malta Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede, ha precisato che «in questo caso la Santa Sede ha seguito quello che già le Conferenze episcopali hanno fatto», in risposta alle “Linee guida”  sugli abusi della Congregazione per la dottrina della fede, emanate nel 2011. Linee guida che, ha precisato il presule, «vanno periodicamente riviste per integrare gli sviluppi». A riguardo, ha citato come un «ottimo esempio» quello che ha fatto il Canada, «una Chiesa locale che ha sofferto molto». Non ha dubbi, Scicluna: «L’abuso sui minori è un crimine gravissimo, così come l’insabbiamento. Non si può tornare indietro». Per l’arcivescovo, «aver potuto ascoltare la voce delle vittime è stato uno dei risultati più importanti. Continueremo a farlo, dobbiamo continuare a farlo».

Anche per padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e referente del Comitato organizzativo, «l’incontro dei partecipanti con le vittime è stata la cosa più importante» del summit. La Chiesa, ha osservato, «è una grande nave, per cambiare direzione ci vogliono molte energie. L’importante è non concentrarsi sui singoli casi ma sul sistema degli insabbiamenti». La Chiesa, gli ha fatto eco il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale indiana, «è in prima linea nella difesa dei diritti dei bambini. Deve essere un modello per come agisce».

Inevitabili le domande sulle proteste di alcuni associazioni di vittime degli abusi, deluse dalla «poca concretezza» delle proposte emerse dal vertice. «La disponibilità all’incontro rimane – la risposta di padre Lombardi – ma dobbiamo essere molto realisti: ci deve essere anche il desiderio di collaborare in una dinamica di approfondimento». Per monsignor Scicluna, «le aspettative delle vittime sono legittime, capisco la frustrazione. Il Papa ci ha consegnato i suoi 21 punti, dobbiamo assemblarli nel “follow up” dell’incontro per progettare il cammino futuro. Le aspettative delle vittime devono essere le nostre».

25 febbraio 2019