Acli: «Difendiamo il nostro Servizio sanitario nazionale»

La nota del presidente nazionale Emiliano Manfredonia nel 45° anniversario dell’istituzione. «Patrimonio prezioso che dobbiamo continuare a difendere»

«Un patrimonio prezioso che dobbiamo continuare a difendere». Il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia definisce così il Servizio sanitario nazionale, nel 45º anniversario dell’istituzione. «Abbiamo raggiunto questo traguardo nel 1978 grazie a persone come Tina Anselmi, primo ministro donna della Repubblica italiana che, vincendo ogni resistenza, riuscì ad ottenere con la legge n. 833 la globalità delle prestazioni, l’universalità dei destinatari, l’uguaglianza dei trattamenti e il rispetto della dignità e della libertà della persona», ricorda. Eppure a distanza di 45 anni circa 3 milioni di italiani rinunciano a curarsi quando i costi delle prestazioni mediche non sono coperte dal Servizio sanitario nazionale.

Secondo l’indagine condotta dall’Istituto Piepoli per la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, il 65% degli italiani, in caso di necessità, attinge ai risparmi per curarsi, il 4% si indebita, mentre l’11% non usufruisce di prestazioni mediche a pagamento. Una situazione che «potrebbe peggiorare con la riforma dell’autonomia differenziata che rischia di aumentare le diseguaglianze tra i cittadini – prosegue Manfredonia -. Dobbiamo ricordarci che investire sul Servizio sanitario nazionale conviene: ogni euro di risorse pubbliche impiegato in sanità ne genera, infatti, quasi due di produzione in valore, come dimostrano i dati del rapporto Fnomceo-Censis sul valore economico e sociale del Servizio sanitario italiano».

Il governo, rileva il vicepresidente nazionale dell’associazione Antonio Russo, «sembra però andare nella direzione opposta: la legge di Bilancio ha sì stanziato risorse per la sanità, ma queste non tengono conto dell’inflazione e, comunque, fanno segnare una diminuzione percentuale della spesa in rapporto al Pil. Ancora, «lo stanziamento dedicato al personale medico è senz’altro un primo passo, ma per i medici e dirigenti sanitari è di poco superiore a quello del contratto appena concluso e molto al di sotto del tasso inflattivo. Sembra, poi, che riformare seriamente l’assistenza ai non autosufficienti non sia d’interesse, avendo lasciato quasi 10 milioni di persone tra anziani e loro familiari senza sostegni. A marzo è stata approvata la Legge di riforma sulla non autosufficienza,  attesa da 25 anni, ma nella legge di Bilancio non sono stati previsti finanziamenti».

Come Acli, conclude Russo, «continuiamo a impegnarci per colmare le diseguaglianze che ancora esistono nel nostro Paese e lavoriamo affinché l’accesso alle cure mediche, un diritto sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, sia garantito sempre a tutti».

20 dicembre 2023