Acli: «Scioccati» dall’attacco Usa in Iran

Nelle parole del presidente nazionale Manfredonia, «la decisione di Trump segna un’ escalation dagli esiti imprevedibili. Le vere condizioni di sicurezza si costruiscono “disarmati”»

«L’espandersi della guerra nel Medio Oriente non può che generare angoscia e preoccupazione, perché segna un’ escalation dagli esiti imprevedibili». Il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia commenta con queste parole il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra tra Israele e Iran, nella notte di domenica 22 giugno. «La decisione unilaterale e probabilmente illegale del presidente Trump di colpire alcuni siti nucleari iraniani non rimarrà priva di conseguenze – aggiunge -, e si può già prevedere che molte altre vite umane verranno spezzate, alimentando la spirale dell’ odio e della vendetta».

Per Manfredonia non si tratta di schierarsi in difesa di un regime «indifendibile» ma di «affermare quei principi di diritto internazionale , autentico presidio contro l’affermarsi della legge del più forte, che ha prodotto le più grandi tragedie dell’ umanità: non hanno dunque insegnato nulla le vicende dell’ Iraq, dell’Afghanistan e della Somalia?», domanda. La tesi è che «le vere condizioni di sicurezza si costruiscono “disarmati ” con la diplomazia, con la valorizzazione assoluta degli organismi internazionali a presidio della coesistenza dei popoli».

La richiesta al governo italiano e all’Unione europea è allora quella di «dissociarsi formalmente da questa azione sconsiderata, che non porterà alla pace e che aumenterà l’insicurezza a livello globale. Chiediamo anche – prosegue il presidente Acli – di voler riconsiderare su base europea la strategia delle alleanze militari, e comunque di voler riaffermare il primato della costruzione della pace, che l’opinione pubblica del nostro Paese e del nostro continente ha più volte dimostrato di avere a cuore, da ultimo con la grande manifestazione del 21 giugno a Roma».

Ancora, Manfredonia invita a «riflettere sulla crisi dei sistemi democratici, nel momento in cui essi cadono in mano a persone senza scrupoli che violano i principi costituzionali e le procedure legali in nome di un potere autocratico che sempre meno si differenzia dalle dittature. “Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra”: il grave ammonimento di Pio XII che risuonò nell’estate del 1939 è stato richiamato pochi giorni fa da Leone XIV , con un appello al dialogo e alla forza della diplomazia – ricorda -. Lo facciamo nostro nella preghiera e nell’ impegno perseverante per la pace, che è la giustizia e la vera democrazia».

23 giugno 2025