Acs, nuova missione nel Kurdistan iracheno

La fondazione torna a Erbil e Duhok, nei campi con i cristiani rifugiati. In dono un macchinario per un gruppo di donne che realizzano mosaici

La fondazione pontificia torna a Erbil e Duhok, nei campi profughi con i cristiani rifugiati. In dono un macchinario per un gruppo di donne che realizzano mosaici

Erano stati nei campi profughi di Erbil, nel Kurdistan iracheno, lo scorso aprile, incontrando le autorità e soprattutto le decine di migliaia di cristiani costretti alla fuga dal nord dell’Iraq dalla violenza dell’Isis. Ora i responsabili della fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre si preparano a tornare a Erbil e Duhok, dal 20 al 23 settembre. Il direttore Alessandro Monteduro e il vescovo di Carpi Francesco Cavina faranno parte di una delegazione internazionale che incontrerà diverse autorità civili ed ecclesiastiche, in particolare l’arcivescovo caldeo di Erbil Bashar Matti Warda. E visiteranno i campi profughi, distribuendo ingenti quantitativi di beni di prima necessità.

«Ritorniamo nella regione – afferma Monteduro – in una fase particolarmente delicata. La sottrazione allo Stato islamico di una importante area da parte delle forze militari governative, la tanto attesa azione di liberazione della città di Mosul, hanno infatti concretamente alimentato la speranza di chi nel 2014 fu costretto a lasciare tutto per non rinnegare la fede e salvare la propria vita e quella dei propri familiari. Andiamo in Kurdistan tuttavia – continua – sapendo che, qualunque cosa accadrà sul piano militare, ancora per lungo tempo i cristiani di Erbil e Duhok saranno costretti a vivere in condizioni fortemente disagiate senza alcuna autonoma forma di sostentamento». Proprio per questo Acs dedicherà il Natale a loro, valutando le azioni di sostegno più appropriato con le quali continuare la strada dell’accompagnamento alla popolazione, nella quale la fondazione è impegnata in Iraq dal 2014, sostenendo progetti «per un totale di 19.300.509 euro», evidenzia il direttore.

Nell’incontro di aprile, ricorda poi monsignor Cavina, «abbiamo trovato un gruppo di donne di Mosul in un container che si sono unite e hanno iniziato una attività lavorativa». Sono giunte a realizzare opere in mosaico. «Hanno voluto precisare – prosegue il presule – che il loro non è un laboratorio ma un centro per aiutare la donna a vivere con dignità la propria condizione di profuga. Come segno della nostra vicinanza abbiamo promesso di inviare una macchina per tagliare in cubetti le steli di marmo». Un macchinario dal peso di circa 4 quintali con il quale tagliare pietre e marmo, dono della diocesi di Carpi, che sarà portato in dono dalla delegazione di Acs ai cristiani di Erbil.

14 settembre 2016