ActionAid: a Gaza «disperato bisogno di più aiuti»

L’appello, con le associazioni partner. Servono cibo ad alto potere nutritivo, acqua pulita e medicine, tende e ripari per persone rimaste senza casa. Il cessate il fuoco, «nuovo capitolo»

Prima dell’entrata in vigore della tregua con Israele, domenica 19 gennaio, nel nord di Gaza si viveva intrappolati e sotto assedio da oltre 3 mesi. Impossibile muoversi per le strade, così come accedere all’ospedale Al-Awda, per paura di essere colpiti dai soldati israeliani. Ora, con il cessate il fuoco, l’ospedale sta accogliendo un grande afflusso di pazienti feriti. E un numero crescente di corpi viene recuperato da case distrutte e strade nella zona.

In questo contesto, ActionAid e le associazioni partner evidenziano l’«urgente necessità» di maggiori aiuti per affrontare i bisogni umanitari. Servono cibo ad alto potere nutritivo, acqua pulita e medicine, tende e ripari per persone le cui case sono state ridotte in macerie. Negli ultimi giorni l’organizzazione ha continuato a distribuire alle ragazze e alle donne, insieme ai suoi partner, i cosiddetti “vital dignity kits” – con prodotti per i bisogni essenziali come i vestiti e il sapone, assorbenti per il ciclo mestruale -, oltre ai kit per l’inverno, che includono coperte e giacche calde. Si stanno anche preparando a potenziare i loro servizi psicosociali per aiutare le persone ad affrontare il trauma mentale ed emotivo.

«Sono arrivati più di 100 feriti e oltre 25 corpi sono stati tirati fuori da sotto le loro case e dalle strade – riferisce Mohammed Salha, direttore ad interim dell’ospedale Al-Awda, partner di ActionAid -. E ci sono ancora centinaia di corpi da identificare. Le persone recuperate sotto le macerie sono solo quelle nelle vicinanze dell’ospedale. Alcune delle loro famiglie hanno portato le loro spoglie qui», aggiunge. Il suo ospedale è l’unico ancora funzionante nel nord di Gaza dopo che gli ospedali Kamal Adwan e indonesiani sono stati messi fuori servizio, ma ha bisogno di forniture mediche vitali, attrezzature e carburante, in modo da poter continuare a fornire interventi e cure salvavita, che comprendono l’assistenza alla maternità. «Stiamo ristrutturando l’ospedale e portando alcune attrezzature in modo da poter fornire i servizi che finora erano sospesi», sono ancora le parole di Salha.

«Le sfide che attendono Gaza sono enormi», dichiarano da ActionAid. In più, con la gente che inizia a frugare tra le rovine, sala l’allarme per il rischio legato agli ordigni inesplosi. Secondo l’Onu, in tutta la Striscia ci potrebbero essere fino a 7.500 tonnellate di munizioni inesplose. «Gaza ha perso tutto e ha bisogno di tutto – dichiara Riham Jafari, coordinatrice advocacy e comunicazione di ActionAid Palestina -. Cibo, acqua, medicine, carburante, ripari, materiali per la ricostruzione e altri beni essenziali devono essere ammessi a Gaza immediatamente, tutti i valichi di frontiera terrestri, compreso il valico di Rafah, devono essere riaperti. Il cessate il fuoco non segna la fine di questa crisi – prosegue -. Segna invece l’inizio di un nuovo capitolo in cui ogni singolo palestinese a Gaza si trova ad affrontare il difficile compito di accettare le perdite e la devastazione che 15 mesi di brutalità hanno causato nelle loro vite. Deve essere il primo passo verso un cessate il fuoco permanente e duraturo a Gaza».

24 gennaio 2025