Aipd, con gli educatori perché “L’essenziale è invisibile agli occhi”

Presentato un nuovo modello pedagogico per aiutare a vivere meglio la relazione tra operatore e paziente, «migliorando la vita di entrambi»

Presentato un nuovo modello pedagogico per aiutare a vivere meglio la relazione tra operatore e disabile, «migliorando la vita di entrambi»

È un nuovo modello pedagogico quello presentato ieri, 28 gennaio, nel workshop “L’essenziale è invisibile agli occhi”, organizzato dall’Associazione italiana persone down su come vivere al meglio la relazione che s’instaura tra le persone con disabilità grave e i rispettivi operatori. L’evento ha costituito il momento finale dell’omonimo progetto finanziato dalla Commissione europea, nell’ambito del programma di Apprendimento permanente per l’educazione degli adulti, iniziato nell’ottobre del 2012, e ha visto la collaborazione anche della Fundaciò Catalana Sindrome de Down e la fondazione ungherese Down Alapitvany.

I lavori hanno visto al centro la figura dell’operatore che si occupa delle persone con disabilità grave. La relazione che c’è tra i due è fortemente influenzata dalla quotidianità, e da un’idea di assistenza che non sempre valorizza il ruolo dell’operatore nella sua complessità. Perciò, accade, che spesso l’operatore soffre di solitudine e cade nella routine, incentrando la sua formazione più sulla tecnica che sulla relazione. Il progetto europeo si è strutturato attraverso diversi passaggi: dai focus group iniziali di orientamento, ai quali hanno partecipato 83 operatori, all’elaborazione degli strumenti e alla formazione di coloro che avrebbero partecipato alla sperimentazione sul campo.

Gabriella Fabrizi, responsabile del modello pedagogico e psicologa, ha spiegato come «il primo lavoro fatto è sull’immagine del disabile. Il bambino, che non sarà mai adulto, che nonostante la propria disabilità fisica è coraggioso, determinato; l’infelice, che non ha e a cui non viene riconosciuto alcun bisogno. Questo progetto – spiega – intende rovesciare questa visione. Il materiale offerto permette un reale cambiamento di prospettiva nella relazione educativa. Non esiste un processo educativo se non attraverso una relazione interpersonale e dei processi comunicativi».

Per la responsabile del progetto Aipd, Paola Vulterini, «aiutare chi si prende cura delle persone con disabilità in situazione di gravità vuol dire migliorare la vita di entrambi. L’operatore è impegnato in un lavoro coinvolgente che tocca l’emotività, gli aspetti più profondi della persona e che spesso lo mette a contatto con la sofferenza». Anna Contardi, coordinatrice nazionale di Aipd ha sottolineato come «troppo spesso nel mondo dei servizi la parola “emozione” viene associata solo a “vocazione”, “bontà d’animo”, “disponibilità”, quasi che le “buone emozioni” prendano il posto della professionalità. Un buon educatore sa che la consapevolezza del proprio sentire è parte della propria professione. Il manuale che illustra il modello pedagogico propone un percorso di riflessione e alcuni strumenti di lavoro per accompagnare gli educatori in questo percorso nella consapevolezza che “l’essenziale è invisibile agli occhi”».

Il progetto ha voluto lanciare anche un messaggio alla politica: «Bisogna dare maggiore sostegno alle persone con disabilità – spiega Vulterini – esse devono avere un uguale riconoscimento di fronte alla legge, i servizi per loro devono essere pensati in una logica di vita indipendente per una reale inclusione nella società».

29 gennaio 2015