Al Gemelli arrivano i “Fiocchi” di Save the Children

Inaugurata nel policlinico universitario l’iniziativa promossa dall’associazione per il sostegno ai genitori e ai loro bambini

Inaugurata nel policlinico universitario l’iniziativa promossa da Save the Children per il sostegno ai genitori e ai loro bambini

Dopo le esperienze pilota, avviate al Niguarda di Milano, al Cardarelli di Napoli e al Policlinico di Bari, dove, in circa 2 anni di attività, sono state sostenute 11.722 persone, tra bambini, mamme e familiari, il progetto “Fiocchi in Ospedale” arriva anche al Policlinico Gemelli di Roma. L’obiettivo dell’iniziativa, ideata da Save the Children, è di contribuire a migliorare le condizioni dei piccoli attraverso il sostegno offerto ai genitori, specie quando manifestino situazioni di fragilità e di disagio sociale, emotivo, psicologico o relazionale.

Al progetto, avviato ufficialmente il 9 aprile – ma in sperimentazione già da qualche mese – l’ospedale romano ha destinato uno spazio ad hoc all’interno del reparto di ostetricia (ala N) del Dipartimento per la Tutela della salute della donna, della vita nascente, del bambino e dell’adolescente diretto da Giovanni Scambia. Qui, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 14, le mamme e le future mamme possono contare sull’aiuto di operatrici qualificate per l’assistenza e l’orientamento nella delicata fase del pre parto come pure dopo l’uscita dall’ospedale.

Tra giochi e fasciatoi, la sala multicolore ospita anche un servizio di mediazione culturale e linguistica per le donne straniere oltre a fornire supporto psicologico e al sostegno all’allattamento. Grazie ad accordi con le realtà territoriali e le associazioni esterne alla struttura ospedaliera, per le madri in situazioni di particolare fragilità economica e sociale è previsto poi un sostegno materiale (pannolini e prodotti per la cura del neonato) e la possibilità di dimissioni protette.

La nascita, che già di per sé rappresenta un momento delicato, è una fase spesso destabilizzante per gli equilibri familiari, sui quali, in questi ultimi anni, pesa la crisi economica. «Dal 2008 al 2013 in Italia ci sono state 70mila nascite in meno», denuncia Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa Save the Children, organizzazione che dal 1919 si spende in difesa della vita e dei diritti dei bambini. «È come se fosse sparita una città intera», grande quanto Trapani o Massa.

A tutto ciò deve aggiungersi che le donne possono trovarsi sole davanti alle sfide della genitorialità: nel giorno del parto, insieme al bambino “nasce” infatti anche una mamma che, non di rado, va incontro a disagi dell’umore, passeggeri e di lieve entità qual è il “baby blues”, fino ad arrivare a vere e proprie forme di grave depressione. Una condizione che, se non è capita e trattata in tempo, può sfociare in veri drammi familiari con ripercussioni sulla serenità del bimbo stesso. Secondo lo studioso David Barker i primi 1000 giorni di vita di un bambino sono infatti cruciali: dal concepimento fino ai 2 ani d’età il piccolo è particolarmente sensibile a stimoli precoci che possono condizionare, nel bene e nel male, il suo sviluppo futuro ed è «proprio su questa fascia temporale – continua Milano – che si investe poco».

Ecco perché “Fiocchi in Ospedale”, che si avvale del contributo di un Comitato scientifico e della supervisione dell’Istituto superiore di sanità, «è uno dei nostri progetti più preziosi», spiega Scambia: sia per aver permesso la creazione di un network a cui hanno aderito le strutture del territorio e sia perché rappresenta un «servizio di medicina integrata», partecipandovi esperti delle diverse specializzazioni mediche e sociali, «capace di prendersi cura del bambino fin da subito e nella sua totalità».

Intervenire allora in questa, che il direttore sanitario Andrea Cambieri definisce «area grigia dell’offerta assistenziale», non è solo necessario ma è un dovere. «Tuteliamo il bambino – se ne dicono convinti i medici del Gemelli – se tuteliamo la sua relazione con l’ambiente in cui, per dirla con Pirandello, “viene buttato”. Senza contare che sostenere la genitorialità è un investimento sulla, e per la, società».

10 aprile 2015