Al Gemelli il ricordo di Teresa di Calcutta, “santa dei poveri”

La testimonianza del cardinale Angelo Comastri: «Credo che averla conosciuta sia stato uno dei più grandi doni ricevuti dalla Misericordia di Dio»

La testimonianza del cardinale Angelo Comastri: «Credo che averla conosciuta sia stato uno dei più grandi doni ricevuti dalla Misericordia di Dio»

«Oh, what a wonderful gift!». Le parole di Madre Teresa di Calcutta risuonano ancora nelle orecchie del cardinale Angelo Comastri. Era il 1993 e l’attuale vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano le comunica che soffre di pericardite e che a breve sarà operato alla valvola mitralica. Decisa la risposta della suora albanese: «È un dono meraviglioso del Signore perché adesso lei è così vicino a Gesù sulla croce che, senza staccarsi, può baciarlo», racconta commosso. Dal primo incontro ai momenti difficili condivisi: il cardinale Comastri li ripercorre uno per uno davanti ai medici, agli specializzandi e agli studenti del Policlinico Gemelli, dove Madre Teresa ricevette 35 anni fa la laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia. In occasione dell’anniversario è stato organizzato un meeting di riflessione sul rapporto tra la santa e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, aperto dall’assistente ecclesiastico, il vescovo Claudio Giuliodori. Poi, il ricordo di Madre Teresa nelle parole di Comastri. «Credo che averla conosciuta sia stato uno dei più grandi doni ricevuti dalla Misericordia di Dio».

Il loro primo incontro a Roma, nel ’68. «Mi prese la mano e mi chiese quante ore al giorno pregavo – racconta -. Rispose che dovevo pregare di più. Nell’amore non si può essere minimalisti, mi disse. E aggiunse che pregando posso aiutare meglio i poveri, perché Gesù mette l’amore nel cuore. Senza Dio siamo troppo poveri per aiutare i poveri». Tanti i tuffi nella memoria del cardinale. Incontro dopo incontro, parola dopo parola, sorriso dopo sorriso. E così un flash sul fugace viaggio a Roma di Madre Teresa, dopo aver ritirato il Nobel per la pace a Oslo nel ’79: «Rispondendo a un giornalista disse: “Io non ho la pretesa di cambiare il mondo, lo cambia il Signore. Io voglio essere una goccia di acqua pulita in cui Lui può rispecchiarsi. Noi però possiamo aumentare le gocce e pulire il mare”». Fece scalpore nel ’95 l’incontro tra la santa e la principessa Diana. Comastri racconta un retroscena: «A chi sosteneva che non era il caso che la ricevesse, Madre Teresa rispose che non aveva mai ricevuto la principessa Diana, bensì l’infelice Diana. E non era la stessa cosa. Per lei non c’era differenza tra principi o poveri. Tutti abbiamo bisogno d’amore». L’ultimo incontro tra Comastri e la santa nel ‘97, nella casa della congregazione, in via Casilina. «Era stremata, ma voleva fare ancora lunghi viaggi. In molti le dicevamo di riposare. Ma lei rispondeva: “Quando morirò porterò con me la valigetta della carità”. E ci invitava a riempila finché abbiamo tempo».

Infine, Comastri cita le parole di Pasolini, che nel ’61 si recò a Calcutta assieme ad Alberto Moravia ed Elsa Morante per conoscere la suora albanese: «È una donna che dove guarda vede, disse Pasolini. Capì che c’era tutto un ampio orizzonte che lui non vedeva ma lei sì». Nell’opera di Madre Teresa sono individuabili anche meriti scientifici, secondo Antonio Gasbarrini, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Ha fornito assistenza territoriale, ha intuito che per alcuni tipi di malattie bisogna seguire i pazienti nelle loro case. Un esempio di cure palliative domiciliari per i malati terminali – spiega il docente -. Si è occupata di tutelare la vita che nasce, spingendo all’adozione dei bambini abbandonati. Assistendo i lebbrosi in spazi dove vivere e lavorare invece ha sperimentato la terapia occupazionale. Tutto ciò seguendo un metodo scientifico, quello dell’igiene nella cura, e dando rilievo al contatto e all’ascolto del paziente nell’assistenza sanitaria».

6 dicembre 2016