Al Vespucci pranzo di Natale per gli anziani soli del Tiburtino

I ragazzi dell’alberghiero in cucina e in sala per 50 ospiti segnalati dalla parrocchia S. Maria della Visitazione. Con loro volontari Unitalsi e Acli

I ragazzi dell’istituto alberghiero in cucina e in sala per 50 persone in difficoltà, segnalate dalla parrocchia di Santa Maria della Visitazione. Con loro volontari Unitalsi e Acli

Il quartiere romano di Casal Bruciato, in zona Tiburtina, è uno di quelli etichettati come “difficili”. Don Gaetano Caputo, parroco a Santa Maria della Visitazione, in via dei Crispolti, racconta di una comunità di 14mila anime, «per lo più composta di studenti universitari, pensionati, vedovi e persone con problemi economici». Un «universo doloroso», per Maria Teresa Corea, neo dirigente scolastico del vicino Istituto professionale per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera “Amerigo Vespucci”. Una scuola, questa di via Cipriano Facchinetti, a due passi dalla stazione ferroviaria Tiburtina, che rispecchia le problematiche del quartiere che la ospita: conta infatti circa 1.300 studenti, per il 10% provenienti da case famiglia e per un 40% fatto di immigrati, per la gran parte filippini. Ragazzi a cui la dirigente Corea, in ruolo qui da appena tre mesi, ha scritto anche una lettera per Natale in cui prova a spiegare loro i tre valori a cui loro non dovranno mai rinunciare: «Il buonsenso per superare gli ostacoli della vita, il rispetto verso se stessi e verso gli altri, infine l’amore, da ricevere e offrire».

Il territorio offre spunti, allora, per mettersi alla prova: «In questo quartiere vivono persone private degli affetti più cari e che conducono un’esistenza scandita dal vuoto intorno», anche perché da queste parti, fatta eccezione per le attività create dalla parrocchia, le opportunità di socializzazione e arricchimento sono davvero poche, se non nulle. «Per un giorno, però – continua Corea -, hanno ricevuto un abbraccio speciale dai ragazzi dell’Istituto, che per loro hanno organizzato un pranzo di Natale. Un gesto d’amore nell’Anno Santo della Misericordia». Cinquanta i posti a tavola, tutti apparecchiati con stile, per un menù ricco di portate, che ha avuto inizio con il classico aperitivo di benvenuto per terminare con i dolci della tradizione natalizia. A servire le pietanze c’erano, accanto agli studenti, anche i volontari delle Acli e dell’Unitalsi.

Il senso di questa particolare collaborazione, «che mette insieme età diverse, giovani con anziani, a mostrare – come spiega don Gaetano – l’aspetto reale della vita che cresce», è racchiuso nelle parole di Emanuele Trancalini, presidente della sezione romana dell’Unitalsi. Lontano dall’immagine stereotipata del pellegrinaggio verso i santuari della cristianità, l’organizzazione – che è conosciuta principalmente per il trasporto dei malati a Lourdes – in realtà è molto di più, «anche perché il vero pellegrinaggio non è quello che dura cinque giorni, al termine dei quali si ritorna a casa, ma è quello che dura l’intera vita». Non solo treni bianchi, dunque, ma case famiglia per genitori che hanno bambini ricoverati in ospedale, case protette o d’accoglienza per migranti. Su Roma, in particolare, l’Unitalsi sta realizzando progetti nelle scuole, per avvicinarle al mondo del volontariato.

«Spesso – racconta Trancalini – la famiglia è disgregata e allora noi portiamo l’esempio di giovani che, nonostante tutto, sono impegnati nel sociale, come ad esempio nella distribuzione dei pasti per i senzatetto e, da ultimo, anche per i nuovi poveri, quelli a cui la crisi economica ha tolto tutto». In altri termini, «lavoriamo per formare i ragazzi all’apertura del cuore: è bello allora che, nello stesso giorno, tutti questi giovani si uniscano mettendosi a disposizione della scuola e di altri giovani che non hanno altri punti di riferimento nel mondo». Un coinvolgimento concreto nella realtà urbana della Capitale, «che mira da una parte ad accogliere, specie chi è in difficoltà, e dall’altra a costruire reti e tessiture là dove le coesioni sociali sono sfilacciate», aggiunge Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma. Convinti che nelle attività didattiche ed educative «debba esserci una parte valoriale», questo tempo giubilare ci ricorda che la misericordia va praticata anche nelle aule scolastiche. «Prendersi cura dell’altro – conclude Borzì – è allora un gesto che, qui, assume un particolare significato».

21 dicembre 2015