Nonostante la Corte suprema abbia respinto, venerdì 20 aprile, l’istanza di ricorso, dando il via libera ai medici dell’Alder Hey Hospital di Liverpool per lo spegnimento delle macchine che tengono in vita Alfie Evans, 23 mesi e una malattia neurodegenerativa di cui non si conosce la causa, non si ferma la battaglia di papà Tom per ottenere il trasferimento in un altro ospedale. Dopo essere stato ricevuto da Papa Francesco, mercoledì 18 aprile, il giovane padre si è rivolto direttamente alla regina, per chiederle di «proteggere la vita e la libertà» di Alfie. In una petizione lanciata ieri, domenica, scrive che le decisioni dei giudici sono «ordini crudeli non autorizzati da alcuna legge mai approvata in un Parlamento democratico» mentre essi «fingono di esercitare l’antica giurisdizione autocratica di Vostra Altezza sulla vita e la morte dei sudditi».

Proprio come «sudditi leali», i genitori del piccolo e gli altri firmatari della petizione si rivolgono alla regina d’Inghilterra, convinti che «Vostra Maestà mai ordinerebbe siano compiute simili azioni malvagie e denunciamo la condanna a morte e l’imprigionamento di Alfie come un’usurpazione sediziosa contro Vostra Maestà e la legge del Paese». E ancora: «Non c’è più tempo da perdere», si attenderà «pazientemente la protezione e la giustizia regale di Vostra Maestà» ma intanto l’«esercito di Alfie» non smetterà di manifestare di fronte all’ospedale e di fare «tutto il possibile per difendere Alfie da tutti coloro che si preparano a togliergli la vita nelle prossime ore / giorni».

In un’altra comunicazione Thomas Evans ha informato tra l’altro che se suo figlio morirà, avvierà «procedimenti giudiziari privati contro ogni singola persona» coinvolta. «Non basta, di fronte alla legge e alla coscienza», commenta, dire che si sono «semplicemente eseguiti degli ordini. Voi dite che togliere il sostegno vitale a un bambino malato è un atto medico umano, io dico che è un omicidio. Dite che state agendo nell’interesse superiore del bambino. Forse anche il re Erode ha usato quella frase».

«La drammatica vicenda di Alfie Evans continua a suscitare una profonda risonanza emotiva. Considerando gli sviluppi di cui siamo testimoni non possiamo sfuggire a un forte disagio, dovuto soprattutto alla sensazione di trovarci in un vicolo cieco in cui tutti rischiamo di rimanere sconfitti». È il commento di monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che, «date le soluzioni comunque problematiche che si prospettano nell’evoluzione delle circostanze», invita a lavorare per «procedere in modo il più possibile condiviso. Solo nella ricerca di un’intesa tra tutti, un’alleanza d’amore tra genitori, famigliari e operatori sanitari – prosegue il presule -, sarà possibile individuare la soluzione migliore per aiutare il piccolo Alfie in questo momento così drammatico della sua vita».

23 aprile 2018