Alì Ehsani: dalla guerra in Afghanistan al diritto di Bruxelles

Vent’anni fa ebbe la vita sconvolta dal conflitto, i genitori uccisi, il fratello annegato in Turchia. Si è laureato in giurisprudenza e vuole aiutare i migranti

Vent’anni fa ebbe la vita sconvolta dal conflitto, i genitori uccisi, il fratello annegato in Turchia. Si è laureato in giurisprudenza e vuole aiutare i migranti 

La sua casa distrutta, un mucchio di macerie e l’attesa dei genitori che non sarebbero mai più tornati. Alì Ehsani aveva 7 anni quando all’uscita da scuola, a Kabul, si è scontrato con le conseguenze della guerra. Un giorno che ha stravolto la vita di quel bimbo, adesso ragazzo di 27 anni, che, ieri 23 febbraio, ha raccontato la sua storia a numerosi coetanei riuniti al Centro universitario internazionale Collalto. Dal 2003 vive a Roma dove si è laureato in Giurisprudenza. Una vita riassunta nel libro “Stanotte guardiamo le stelle”, che presenta nelle scuole italiane.

Le strade del suo sogno adesso conducono a Bruxelles: «Voglio impegnarmi nel diritto per tutelare i più deboli e i migranti». E lui migrante lo è stato per lungo tempo. Dall’Afghanistan al Pakistan, all’Iran, alla Turchia passando per la Grecia fino all’Italia. Tappe di un percorso durato 5 anni che ha visto nell’attraversamento dell’Egeo il momento più difficile: «Prima di partire dalla Turchia con un gommone, mio fratello mi aveva comprato un cellulare. Mi aveva chiesto di restare lì e mi aveva promesso che mi avrebbe chiamato appena sarebbe arrivato – racconta -. Ma non ho mai ricevuto la sua telefonata. Ho saputo dai colleghi del centro commerciale dove lavorava che era annegato».

Qualche tempo dopo anche Alì è partito per Lesbo a bordo di un barcone: «Abbiamo cominciato a imbarcare acqua, lo scafista ci ha detto di arrivare a riva a nuoto, ma non sapevo nuotare. Per galleggiare mi sono aggrappato a un bidone di benzina. In quel momento mi sono trovato solo. Per la fatica e la disperazione ho chiuso gli occhi e ho visto il volto insanguinato di Gesù, mi prometteva che mi avrebbe salvato. Subito dopo ho sentito sotto i piedi la terra». Dopo tre mesi in carcere per essere arrivato clandestinamente in Grecia, Alì si è nascosto sotto un camion, imbarcatosi da Patrasso per Ancona.

La prima volta è stato scoperto.
Ha riprovato a distanza di qualche mese. Stavolta aveva come mèta Venezia. «Sono rimasto sotto il camion che correva a 80 chilometri all’ora. A un semaforo si è fermato e ho gridato, ho chiesto aiuto». Infine, il trasferimento a Roma. «Ho dormito per una settimana alla stazione Ostiense. Poi, ho vissuto in una casa famiglia». Nel 2008, il battesimo. E la fede nei libri: «Ho continuato a studiare, mio padre mi aveva spiegato l’importanza della cultura. Oggi è il mio tesoro».

 

24 febbraio 2017