All’Urbaniana una mostra sugli Ulma, Giusti tra le Nazioni

Per la famiglia polacca trucidata dai nazisti nel ’44 per aver nascosto degli ebrei è in corso il processo di beatificazione. La loro vicenda narrata a Francesco in occasione del suo viaggio a Cracovia

Traditi da un poliziotto collaborazionista e fucilati per aver nascosto degli ebrei. È la storia di un’intera famiglia polacca, gli Ulma, trucidati dai nazisti all’alba del 24 marzo 1944 nel villaggio di Markowa. Riconosciuti Giusti tra le Nazioni dall’apposito comitato ebraico, dal 2003 è in corso il processo diocesano di beatificazione. La loro vicenda venne narrata anche a Papa Francesco in occasione del suo viaggio a Cracovia per la Gmg nel 2016 e ora una mostra alla Pontificia Università Urbaniana ripercorre il cammino di questa famiglia profondamente cattolica di cui potrebbe essere riconosciuto il martirio in odio alla fede.

Gli Ulma erano una semplice famiglia di contadini. Il padre, Jozef, era nato nel 1900. Come ha ricordato in occasione dell’inaugurazione della mostra il postulatore don Witold Burda, ricevette una solida formazione religiosa. Era molto conosciuto nel villaggio nel sud-est della Polonia perché, tra l’altro, aprì il primo vivaio di piante da frutta nella storia di Markowa e non rinunciava all’impegno sociale. La moglie Wiktoria Niemczak era più giovane di 12 anni. Si sposarono nel luglio 1935. In sette anni di matrimonio nacquero sei figli: Stasia, Basia, Władzio, Franuś, Antoś, Marysia. Al momento dell’eccidio Wiktoria era a pochi giorni dal parto del settimo figlio. Quando nel 1942 iniziò la strage degli ebrei nella zona, otto di loro cercarono l’aiuto degli Ulma: i vicini di casa Gołda Grünfeld e Layka Didner con la piccola figlia della quale non si sa il nome e Saul Goldman con i suoi quattro figli maggiorenni.

Le testimonianze finora raccolte sono concordi nell’affermare che Jozef a chi gli diceva di «non nascondere gli ebrei, altrimenti finirete nei guai» rispondeva con convinzione e fermezza: «Sono persone, non li caccerò via». Dopo la strage, nella loro casa fu trovata una Bibbia, sulla quale Jozef meditava ogni giorno, con due importanti sottolineature in rosso. La prima riguarda il titolo della sottosezione: “Comandamento dell’amore. Il buon Samaritano”. La seconda invece è la frase “Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?” Dunque Józef e Wiktoria furono spinti dalla fede in Cristo e dal comandamento dell’amore per il prossimo ad un gesto che gli è costato la vita.

L’eccidio avvenne dopo la delazione di un “poliziotto blu scuro”, dal colore della divisa della polizia municipale polacca sottomessa ai comandanti della polizia tedesca. All’alba del 24 marzo 1944 9 o 10 tra gendarmi tedeschi e “poliziotti blu scuro” fecero irruzione nella casa degli Ulma. Chiamarono come testimoni alcuni polacchi, tra cui Edward Nawojski, il carrettiere che era stato costretto a trasportare sul posto i nazisti, come monito: «Guardate come muoiono i maiali polacchi che danno rifugio agli ebrei!» gridò uno di loro. Prima furono uccisi i rifugiati. Poi Jozef e Wiktoria. Infine, furono trucidati i sei figli. In poche decine di minuti perirono per mano degli aguzzini diciassette persone. A gennaio del 1945 le spoglie delle vittime cattoliche furono esumate e trasferite al cimitero di Markowa.

Qui nel 2004 venne inaugurato un monumento alla famiglia mentre nel 2016 gli è stato intitolato il museo dedicato ai numerosi polacchi (la stima è di un milione) che aiutarono gli ebrei, riuscendo a salvarne circa 300.000. Anche per questo quello polacco è il gruppo nazionale più numeroso tra i “”Giusti tra le nazioni”: 6706 su 26513. La documentazione dei servi di Dio è stata trasmessa nel 2011 alla Congregazione per le Cause dei santi.

 

10 dicembre 2018