Amnesty International, il 2015 «anno buio per i diritti umani»

Nel Rapporto una fotografia della situazione in 160 Paesi. Rufini, direttore generale per l’Italia: «Preoccupante il crollo dell’Europa dei valori»

Presentato il Rapporto: una fotografia della situazione in 160 Paesi. Rufini, direttore generale per l’Italia: «Preoccupante il crollo dell’Europa dei valori»

«Un anno scuro e difficile, ricco di crisi umanitarie e crimini di guerra contro l’umanità. Non si vedevano cose del genere dai primi anni ’90». È il 2015 raccontato nel Rapporto di Amnesty International sui diritti umani nel mondo: «Uno dei rari anni in cui non abbiamo avuto risultati positivi, anzi registriamo arretramenti anche in quei Paesi di democrazia più avanzata». A parlare è Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. «I Paesi occidentali – spiega – continuano a violare il diritto internazionale, in particolare quello umanitario». E a dimostrazione cita i recenti bombardamenti sugli ospedali di Medici senza frontiere in Siria, per ribadire che «c’è una generale indifferenza nei confronti dei diritti civili: il crollo dell’Europa dei valori è un elemento molto preoccupante».

Commentando il Rapporto, diffuso oggi, mercoledì 24 febbraio, Rufini sottolinea anche l’«indifferenza» rispetto alla sofferenza delle persone e dei rifugiati che premono alle frontiere dei Paesi Ue, davanti ai quali la risposta è spesso una politica «infarcita di discorsi xenofobi e razzisti, seppur vietati dalla legge. Esiste – commenta – un vero degrado della responsabilità e della moralità della politica». E le cose non migliorano se si guarda oltre confine. Per il direttore di Amnesty Italia «viviamo in un panorama all’interno del quale la cosiddetta comunità internazionale è ormai assente e ciò è particolarmente preoccupante». Basti pensare ai4 anni impiegati dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per emettere la sua prima risoluzione, «abbastanza insignificante», sulla guerra in Siria, «mentre la Turchia sta diventando la Libia del nostro decennio».

Rufini parla anche di terrorismo, «una reminiscenza mai scomparsa» che «ci fa guardare con preoccupazione al mondo di oggi, che è privo di un governo globale, di un’autorità in grado di garantire il benessere e i diritti per la popolazione civile. Soprattutto in Occidente le cose stanno peggiorando ovunque». Come peggiora, in molti Paesi, la condizione delle donne, che «non godono degli stessi diritti degli uomini». Il quadro della situazione ha contorni netti e cupi: «Ci sono donne vendute al mercato degli schiavi, matrimoni forzati per bambine di 10-12 anni e mutilazioni genitali femminili che continuano».

Nel corso della presentazione del Rapporto è stato lanciato il video “Here’s to you” in cui Roberto Saviano invita a cantare la ballata di Joan Baez ed Ennio Morricone, che negli anni ’70 onorò la storia di Sacco e Vanzetti, messi a morte negli Usa nel 1927. Un video «per tutti i Sacco e Vanzetti di oggi – ha detto Rufini – perché diventi il simbolo del rinnovato impegno di Amnesty in Italia e nel mondo, insieme a quanti crederanno che il mondo sarà migliore quando sentiremo nostre le ingiustizie del mondo».

I numeri del Rapporto, dato alle stampe per l’Italia da Infinito edizioni, parlano chiaro: «60 milioni le persone che si trovano lontano dalle loro case, molte delle quali da diversi o molti anni; almeno 113 i Paesi nei quali la libertà d’espressione e di stampa sono state sottoposte a restrizioni arbitrarie; almeno 30 i Paesi che hanno rimandato illegalmente rifugiati verso Paesi in cui sarebbero stati in pericolo; almeno 19 i Paesi nei quali sono stati commessi crimini di guerra o altre violazioni delle “leggi di guerra”; almeno 36 i Paesi nei quali gruppi armati hanno commesso abusi». Una lista lunga, frutto dell’analisi condotta in 160 Paesi di tutti i continenti. Denunciata anche la morte di «almeno 156 difensori dei diritti umani occorsa durante la prigionia o altrimenti uccisi, la detenzione di prigionieri di coscienza, ossia persone che avevano solamente esercitato i loro diritti e le loro libertà, la celebrazione di processi iniqui, maltrattamenti e torture». Tutto questo «nel silenzio e nella generale indifferenza della comunità internazionale».

Anche il governo italiano nel campo dei diritti umani «sembra essere latitante», denuncia il presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchese. Da quest’anno infatti, ha spiegato, il Rapporto si arrichisce dell’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, che ha lo scopo di evidenziare gli ostacoli che si pongono al pieno rispetto dei diritti nel nostro Paese. «Se dovessimo considerare i 10 punti come altrettante materie di studio, ci sarebbero poche sufficienze e alcune insufficienze particolarmente gravi». Tra le vere e proprie violazioni dei diritti umani in Italia, per Marchese, «i problemi legati all’immigrazione, le violenze nelle carceri, l’esportazione di armi, il mancato rispetto della libertà sessuale e culturale e la mancata punizione del reato di tortura». Un capitolo, quest’ultimo, della cui gravità «non sembrano rendersi conto le istituzioni italiane». Ancora, nel nostro Paese «esiste ancora il reato di soggiorno illegale, nonostante molte autorità giudiziarie ne abbiano riconosciuto la natura controproducente, e purtroppo il diritto penale viene piegato a scopi di comunicazione politica».

La sintesi, per il presidente di Amnesty Italia, è che «i diritti umani sono ancora considerati argomento sacrificabile nell’agenda politica: se ci sono da discutere argomenti economici, i diritti umani vengono messi in secondo piano. Noi vorremmo essere sicuri che questo non accada nei rapporti con l’Egitto, nella vicenda che riguarda Giulio Regeni. Il presidente del Consiglio Renzi ha detto: “Se qualcuno pensa che possiamo accontentarci di una verità raccogliticcia, sappia che non c’è business che tenga, non c’è diplomazia che tenga”. Noi non possiamo che essere assolutamente d’accordo: l’Italia deve pretendere la verità».

24 febbraio 2016