Ancora migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa

A bordo della barca erano in 53; 43 sono morti, gli altri sono stati riportati in Libia. Cordoglio e preoccupazione del Centro Astalli: «Nel Paese, violenze e terrore»

Ancora un naufragio al largo della Libia, martedì 19 gennaio: a bordo della barca che si è ribaltata, 53 persone. 43 sono morte; le altre 10 –  originarie della Costa d’Avorio, della Nigeria, del Ghana e del Gambia – sono state recuperate e ricondotte in Libia, da dove tentavano di fuggire. La notizia è stata riportata ieri, 20 gennaio, dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) e dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). In una dichiarazione congiunta, le due organizzazioni hanno specificato che il barcone era partito dalla città di Zawiya nelle prime ore di martedì e che, poco dopo, era affondato a causa del maltempo.

Il Centro Astalli esprime «cordoglio per le vittime e profonda preoccupazione per le condizioni dei migranti che cercano di arrivare in Europa senza possibilità di accedere a vie legali di ingresso». Il presidente padre Camillo Ripamonti riferisce dei racconti di «torture e violenze» che «ogni giorno ascoltiamo dai migranti che incontriamo al Centro Astalli. Dalla Libia – spiega – le persone non hanno altra possibilità che tentare di fuggire: la situazione che descrivono è di un clima generalizzato di violenza e terrore». Per il gesuita, «è evidente che c’è un problema molto serio di gestione delle frontiere da parte degli Stati europei e di un’inerzia intollerabile da parte delle istituzioni nazionali e sovranazionali. Le isole greche, i Balcani, la frontiera della Spagna e il Mediterraneo centrale, pur essendo contesti giuridicamente diversi, sono sempre più luoghi di morte. Non è possibile continuare a ignorare l’ecatombe che si consuma alle porte di casa nostra».

La richiesta del Centro Astalli «a chi ricopre ruoli di responsabilità» è che «si compia immediatamente un atto politico di discontinuità: si evacui la Libia così come le isole greche e i Balcani. Si trovino soluzioni dignitose per tutti, senza derogare mai al rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali su migranti e rifugiati».

21 gennaio 2021