Approvata dal Consiglio dei ministri la manovra economica da 35 miliardi per il 2023

Il testo ora al vaglio del Parlamento. La premier Meloni: «Aiuti al ceto medio, non ai ricchi». E parla di documento «figlio di scelte politiche, coraggioso, coerente con gli impegni che abbiamo preso con il popolo italiano e che scommette sul futuro»

«Sono molto soddisfatta del lavoro fatto con questa manovra perché non si limita a un lavoro ragionieristico ma fa scelte politiche e la presenta un governo che in appena un mese ha scritto e presentato una manovra che ricalca e racconta di una visione politica». La premier Giorgia Meloni ha commentato con queste parole questa mattina, 22 novembre, in conferenza stampa, la manovra economica da 35 miliardi approvata dal Consiglio dei ministri per il 2023. «Sono contenta – ha aggiunto – che l’approccio che abbiamo avuto, per come lo vedo, è quello di un bilancio familiare: quando ti occupi di bilancio familiare se mancano risorse non stai a preoccuparti del consenso ma di cosa sia giusto fare per far crescere la famiglia nel migliore dei modi».

Un documento «figlio di scelte politiche, come è giusto e normale che sia per un governo politico. Una manovra coraggiosa, coerente con gli impegni che abbiamo preso con il popolo italiano e che scommette sul futuro», basata su due grandi priorità: «La crescita, cioè mettere in sicurezza il tessuto produttivo, e la giustizia sociale, vale a dire l’attenzione alle famiglie e ai redditi più bassi», ha chiarito la premier. Ancora, un’altra scelta fondamentale riguarda le famiglie. Lo Stato, ha spiegato Meloni, «interviene per calmierare le bollette per le famiglie, prima con un Isee massimo di 12mila euro e noi lo portiamo a 15mila euro. La platea per le famiglie si allarga ma chiaramente la misura è per quelle più bisognose e vale 9 miliardi di euro».

Nella manovra approvata dal Cdm anche «tre tasse piatte», tra cui quella «sui redditi incrementali alle partite Iva, che hanno una tassa piatta del 15% sul maggiore utile conseguito rispetto al triennio precedente con soglia massima 40 mila euro, il che – nelle parole della presidente del Consiglio – dimostra che si tratta di una misura rivolta al ceto medio, che non favorisce i ricchi e riconosce i sacrifici di chi lavora». Novità anche sul congedo parentale: «Abbiamo aggiunto un mese di congedo facoltativo retribuito all’80% e utilizzabile fino al sesto anno di vita. Una sorta di salvadanaio del tempo senza ritrovarsi in condizione economiche difficili». Per regolarizzare il lavoro stagionale e occasionale invece vengono introdotti «i buoni per lavori in agricoltura e nel settore della cura della persona, in particolare per lavori domestici fino a 10mila euro».

Valgono un miliardo e mezzo di euro – «una scelta che non ha molti precedenti» – i provvedimenti a favore di famiglia e natalità. «L’assegno unico viene aumentato del 50% a tutti per il primo anno di vita del bambino, del 50% per tre anni per le famiglie numerose. L’Iva su tutti i prodotti della prima infanzia sarà al 5% e anche per quello che riguarda i dispositivi igienici femminili non compostabili, vengono confermate le misure per acquisto della prima casa sulle giovani coppie», ha reso noto Meloni. In ogni caso, ha aggiunto, «come promesso, la voce maggiore di spesa della manovra riguarda il tema del caro bollette: su una manovra di 35 miliardi, i provvedimenti per l’energia sono di circa 21 miliardi».

Un altro capitolo riguarda le pensioni: «Le rivaluteremo – ha assicurato la premier – con le minime al 120% ma con un meccanismo di aumento fino a 2mila euro. Poi «mano a mano l’aumento diminuisce fino alle pensioni oltre 10 volte la minima, cioè sopra i 5mila euro, per le quali l’indicizzazione la finiamo al 35%». La manovra interviene «sullo scalone pensionistico che sarebbe scattato dal 1° gennaio, facendo scattare l’addio al lavoro a 67 anni. Ora si potrà andare in pensione «a 62 anni con 41 di contributi, ma con dei paletti di buon senso – la precisazione -. Chi decide di entrare in questa finestra, fino a maturazione dei requisiti non potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima, quindi tra i 62 e i 67 anni, fino a maturazione dei requisiti».

Tra i nodi cruciali anche il reddito di cittadinanza. «Si continua a tutelare chi non può lavorare – e aggiungiamo anche le donne in gravidanza – ma per chi può lavorare si abolirà alla fine del prossimo anno, non potrà essere percepito per più di 8 mesi e decade alla prima offerta di lavoro», ha anticipato la premier. «Vedo forze politiche che chiamano la piazza. Va bene tutto – le sue parole – però vorrei sapere se chi lo ha pensato lo ha immaginato come uno strumento dello Stato per occuparsi delle persone dai 18 ai 60 anni. C’è gente che lo prende da tre anni: evidentemente non ha funzionato o per alcuni italiani deve andare all’infinito. Io credo che lo Stato debba occuparsi di loro aiutandoli a trovare un posto di lavoro».

Nulla di fatto invece per quanto riguarda la cancellazione dell’Iva su beni primari come pane e latte. «Abbiamo pensato di selezionare alcuni alimenti e usare 500 milioni per abbassare il prezzo su quei beni usando la rete dei Comuni – ha spiegato Meloni – e abbiamo in mente di fare un appello ai produttori e distributori per aiutarci. Diremo chi aderirà, calmierando il prezzo, e quindi diremo chi ha aderito alla nostra iniziativa e dove si possono spendere quelle risorse».

Sulla tregua fiscale infine la premier ha rivendicato «un rapporto diverso tra Stato e contribuente: lo Stato non è più aggressivo e punitivo ma giusto e comprensivo verso chi è in difficoltà». In concreto, «non esiste alcun condono ma solo operazioni vantaggiose per lo stato. Vengono annullate le cartelle inferiori a mille euro e antecedenti al 2015. Per tutti gli altri si paga il dovuto con una maggiorazione unica del 3% e la rateizzazione».

Si apre ora l’iter parlamentare della manovra. L’auspicio della presidente del Consiglio è che «possa essere migliorata, con i contributi anche dell’opposizione. Speriamo in un atteggiamento serio e responsabile». Presentando la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef), le ha fatto eco il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – anche lui alla conferenza stampa -, «avevamo indicato una linea prudente, responsabile e sostenibile: credo che l’abbiamo dimostrato», con l’aggiunta di un approccio «coraggioso e giusto. Quando si ha il coraggio di prendere scelte anche impopolari è qualcosa di importante».

22 novembre 2022