8 marzo dedicato alle “Voci di fede” delle donne

Suor Enza Guccione, Chiara Amirante e Jocelyne Khoueiry tra le protagoniste dell’evento voluto per promuovere «il coraggio e il positivo impegno sociale di donne cattoliche di tutto il mondo» di Mariaelena Finessi

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Sono undici e sono cattoliche. Sono donne che, con la propria vita e sostenute dalla fede, testimoniano la lotta per il riscatto del genio femminile, ovunque sminuito nel mondo, disprezzato o negato. Per l’8 marzo, giornata riempita spesso solo di cioccolatini e mimose, queste donne hanno deciso di raccontarsi. E lo faranno, per la prima volta, in Vaticano nel corso dell’evento “Voci di fede” promosso dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali e dalla Fondazione Fidel Götz ma reso possibile dal vento favorevole alzatosi con il pontificato di Francesco, il quale non smette di chiedere che «si allarghino gli spazi per una presenza femminile più capillare ed incisiva nella Chiesa».

Ad alternarsi sul palcoscenico, sia religiose che laiche. Come Chiara Amirante, fondatrice di Nuovi Orizzonti, e Jocelyne Khoueiry, ex leader del battaglione femminile della Falange libanese che, abbandonate le armi e convertitasi, ha fondato il movimento laico “La Libanaise – Femme du 31 Mai”. Solo un mese fa, Papa Bergoglio l’ha nominata membro del Pontificio Consiglio per i laici. E ancora, l’indiana Daphne Sequeira, che ha lanciato un progetto di micro-credito per le popolazioni rurali, e la maltese Katrine Camilleri, avvocato impegnata nella difesa dei diritti dei rifugiati.

Ci sono poi le suore Enza Guccione, Abir Hanna, Maria Cristina Dobner e Azezet Kidane, per tutti “Aziza”, autrici di «storie eccezionali che prendono corpo nel mezzo di situazioni estreme – spiega Giovanna Abbiati, tra le organizzatrici -, ed evidenziano la natura precaria e preziosa della vita, la fede ogni oltre speranza». E se suor Enza, con l’aiuto di altre nove consorelle, offre assistenza agli 8mila abitanti di un villaggio che sorge su un isolotto, Igbedor, nel mezzo del fiume Niger, la comboniana suor Aziza, dopo tanti anni accanto ai lebbrosi , oggi si occupa di rifugiati e traffico umano in Israele e, in special modo, di donne violentate. Per il suo lavoro, delicato quanto difficile, ha ricevuto dal governo statunitense il premio Persons Heroes Award.

Testimonianze, poi, della giornalista Giulia Galeotti, di Sonia Reppuccie dell’insegnante di danza Sabrina Moranti, madre di nove figli, coreografa e direttrice di una scuola di danza oltre che catechista per gli adulti, insomma una vera «acrobata», come lei stessa si definisce, per via dei «salti mortali» che ogni giorno compie per tenere insieme la famiglia con il lavoro.

«Il nostro obiettivo è quello di promuovere il talento straordinario, il coraggio e il positivo impegno sociale di donne cattoliche di tutto il mondo», spiega Chantal Götz, uno dei project manager dell’iniziativa di Voci di Fede. «Donne di fede, le cui vite meravigliose forse sono sconosciute alla stessa Chiesa». Lontane dal «mercato mediatico», conclude la co-responsabile del progetto Giovanna Abbiati, «raccolgono quotidianamente le parole del Papa per farne gesti, azioni e servizi tradotti al femminile».*

L’evento, che si svolgerà sabato 8 marzo presso la sede della Filmoteca Vaticana (Palazzo San Carlo), verrà trasmesso in diretta a partire dalle ore 14 su www.voicesoffaith.org.

5 marzo 2014

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