Acque all’arsenico, emergenza nel Lazio

Il limite di 10 microgrammi per litro è superato in 90 comuni della regione, ma il decreto non indica quali. L’Unione europea: un grave rischio per la salute dei cittadini di Laura Badaracchi

È un’emergenza da diversi anni, ma ora anche il Consiglio dei ministri ha dichiarato la gravità della situazione nel Lazio, dove la concentrazione di arsenico nelle acque destinate all’uso umano ha superato in diversi Comuni i limiti di 10 microgrammi per litro previsti dalla normativa europea. E lo scorso 4 gennaio il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 17 dicembre è stato pubblicato sul n. 2 della Gazzetta Ufficiale: si tratta dell’ufficializzazione dello stato di emergenza per la nostra regione fino al 31 dicembre 2011, in merito alle cosiddette «acque all’arsenico».

Il decreto formalizza la risposta del Governo italiano – firmata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – alla decisione della Commissione Europea di non concedere al nostro Paese una ulteriore deroga temporanea ai limiti di legge riguardanti la concentrazione di arsenico nelle acque potabili. Il nostro esecutivo aveva chiesto per 128 Comuni, di cui 90 solo nel Lazio, una deroga per poter salire a 50 microgrammi. Tuttavia dall’Ue è arrivano un chiaro diniego: si può arrivare a 20 microgrammi per litro, secondo la delibera del 28 ottobre scorso; per le istituzioni europee superare i 10 microgrammi significa mettere a repentaglio la salute dei cittadini, rischiando anche di causare tumori.

«Le Autorità locali competenti dovranno adottare ordinanze contingibili ed urgenti volte alla regolamentazione dell’uso delle acque, con inevitabili gravi disagi per la popolazione interessata, stimata in circa 150.000 persone, e con possibili ripercussioni di natura igienico sanitaria», recita il testo del decreto, che ravvisa inoltre «la necessità di consentire l’espletamento, in termini di somma urgenza, di tutte le iniziative necessarie a garantire la somministrazione di acqua destinata al consumo umano, ed il contestuale avvio degli interventi di potabilizzazione urgente finalizzati a ricondurre la concentrazione di arsenico entro i limiti stabiliti dalla Commissione europea».

Tuttavia il decreto non indica i Comuni laziali in cui la concentrazione di arsenico nelle acque destinate all’uso umano abbia valicato i limiti di legge, né riferisce il nome del commissario straordinario che nei prossimi mesi dovrà gestire l’emergenza. E le associazioni prendono la palla al balzo per ribadire il valore dell’acqua come bene pubblico: lo ha fatto il “Comitato di difesa dell’acqua pubblica di Aprilia”, osservando che ai gestori privati dovrebbero subentrare i Comuni. La posta in gioco è molto alta, trattandosi della salute della cittadinanza, nessuno escluso. Quindi la trasparenza, non solo degli acquedotti, è d’obbligo.

12 gennaio 2011

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