Ai Santi Quattro torna a splendere l’Aula gotica del convento

Riportati alla luce gli affreschi: una summa enciclopedica medievale fatta di costellazioni, segni zodiacali, stagioni e mesi, su una superficie di 350 metri quadri. Da giugno l’apertura alle visite di Christian Giorgio

Salomone, con il capo coronato da un diadema, accoglie, ieratico, chi entra nell’Aula gotica del convento dei Santi Quattro Coronati. La sua figura, rappresentazione del Cristo, “sole di giustizia”, occupa la parete settentrionale della grande sala da più di 750 anni. Tutto intorno, su una superficie di 350 metri quadri, si dispiega una summa enciclopedica medievale fatta di costellazioni, segni zodiacali, stagioni e mesi con le attività agricole che li connotano. C’è la rappresentazione del tempo dell’uomo e del tempo di Dio che, si sa, non procedono quasi mai allo stesso ritmo.

Di tempo, per riportare alla luce gli affreschi dell’Aula gotica, ce n’è voluto relativamente poco. I lavori di restauro, iniziati nel 1997, sono terminati dieci anni fa. Da allora, gli affreschi sono rimasti nascosti al grande pubblico fino ai più recenti interventi che renderanno possibile l’apertura alle visite già dal prossimo mese di giugno (prime date utili il 17 e il 18, mentre a luglio il 15 e il 16). Come ha illustrato la direttrice dei lavori Andreina Draghi, nel corso della conferenza stampa di presentazione martedì 20 maggio, prima del restauro la grande sala si presentava «completamente ridipinta da uno spesso temperone azzurro che copriva le volte a crociera e le pareti». I lavori di rimozione degli strati superiori hanno mostrato, sin da subito, che sotto la patina di coloriture si celava una «imponente testimonianza pittorica nella quale la tradizione bizantina si fonde con un raffinato recupero della classicità antica e con la nuova cultura gotica del tempo».

Ecco quindi il ciclo cosmico con i suoi cambiamenti, le figure allegoriche del sole e della luna da intendersi come simboli di Cristo e dell’Ecclesia, Mitra garante dei vincoli e delle alleanze. Nella parte mediana delle pareti, le Virtù recano sulle spalle le figure dell’antico, del nuovo testamento e dei Santi distintisi nel loro esercizio. Ancora più in basso, in antitesi, sono rappresentati il vizio antitetico e il personaggio storico o la religione che lo rappresenta. Il tutto si staglia su un prezioso sfondo blu realizzato con pigmenti di azzurrite. Per Draghi si tratta dell’«immagine della Chiesa che fonda se stessa sull’esempio offerto dalle opere realizzate in vita dai suoi fedeli». Il ciclo pittorico «affronta la natura limitata dell’uomo – ha continuato la studiosa – in uno spazio e in un tempo governati dall’ordine divino, la difficoltà del percorso e la funzione insostituibile dell’Ecclesia nell’indirizzarlo e nel governarlo».

La grande sala, posta al primo piano dell’allora palazzo cardinalizio, oggi monastero agostiniano, era destinata presumibilmente all’amministrazione della giustizia. Qui, fino al 1996, le monache di clausura, ignare del tesoro pittorico celato dagli strati di stucco, avevano collocato la loro stireria e il guardaroba. Gli affreschi, nonostante alcune lacune dovute a importanti eventi sismici dei secoli passati, ci sono giunti pressoché intatti. Sono stati ricoperti, infatti, molto presto. Probabilmente a causa della peste che colpì Roma nel Cinquecento, l’ambiente fu “disinfettato” con degli strati di calce alle pareti e sulle volte. Se questo, da una parte, coprì il ciclo di affreschi, dall’altra lo preservò da ridipinture successive. Nonostante la copertura, il lavoro congiunto della Sapienza e delle Soprintendenze competenti permettono oggi di ammirare le figure che ci parlano del ruolo della pittura romana di metà Duecento, «già definita dai critici priva di istanze innovative e culturalmente chiusa – ha concluso Andreina Draghi – ma che risulta, invece, complessa e internazionale perché ispirata anche da un notevole gusto gotico francese».

Per prenotare le prossime visite di giugno e luglio è possibile scrivere a: archeocontesti@gmail.com o chiamare il 335.495248.

21 maggio 2014

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