Al Brancaccino in scena la vitalità di Campanile

Le «Tragedie in due battute»: dialoghi fulminei fulminanti fra due personaggi dell’assurdo del quotidiano di Toni Colotta

Ogni volta che si ripropone l’opera di Achille Campanile (foto), tornano a presentarsi gli stessi dilemmi: fu, il suo umorismo, vera arte letteraria e teatrale, o va relegata a fenomeno di costume ormai datato? E avviene immancabilmente che se ne riconfermi comunque la vitalità dell’invenzione, anche quando la sua fertile vena sembra inerte. Succederà, c’è da scommettere, anche per la serie di «Tragedie in due battute», che va in scena da martedì al “Brancaccino”. Pubblicate negli anni ’20 del Novecento, furono una sfida del quasi sconosciuto Campanile: 200 – ma molto rimase inedito – dialoghi fulminei e fulminanti fra due soli personaggi attinti dall’assurdo della vita quotidiana o da una fantasia paradossale, fra didascalie iperboliche. Già nella pagina, prima di arrivare in palcoscenico, inducevano allo scatto della risata. E hanno divertito lettori sopraccigliosi come Umberto Eco e Carlo Bo, e altri che vi hanno trovato parentele con Ionesco o Beckett. Allora le «Tragedie» furono uno schiaffo al dannunzianesimo deteriore e un ammicco al futurismo. Il regista Riccardo Cavallo ne ha allestito l’ennesima antologia accanto ad atti unici famosi.

22 gennaio 2006

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