Al cardinale Ruini il premio «Giorgio La Pira»

A palazzo Rospigliosi assegnata la prima edizione al porporato che è stato vicario della diocesi di Roma e ha guidato per sedici anni la Conferenza episcopale italiana con «fede profonda, intelligenza viva e grande coraggio» di R. S.

La prima edizione del premio «Giorgio La Pira» è stata assegnata al cardinale Camillo Ruini, il porporato che dal 1991 al 2007 è stato presidente della Conferenza episcopale italiana, vicario del Papa per la diocesi di Roma e attuale presidente del comitato scientifico della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI. Il premio, istituito in occasione dei primi cinque anni di attività del Centro Studi Giorgio La Pira di Cassano All’Ionio, è stato consegnato venerdì 13 dicembre a palazzo Rospigliosi nel corso di una giornata di lavori coordinati da Vincenzo Conso, segretario nazionale di Retinopera e da Loredana Cruciani, presidente dell’Ecosezione di Roma – Regione – Movimento Azzurro per la Promozione ambientale. La motivazione del premio riconosce al cardinale Ruini la capacità di «aver guidato la Chiesa Italiana per lunghi e difficili anni con fede profonda, intelligenza viva e grande coraggio, anni in cui è stato baluardo a difesa della vita e della famiglia, vincendo sfide epocali, in comunione con i grandi Papi del nostro tempo, in cui ha promosso e incoraggiato il ruolo dei cattolici nella società, testimoniando che amare la vita e la famiglia è il presupposto di ogni futuro e di ogni speranza per l’Italia e per l’Europa».

Nel corso della manifestazione il cardinale ha tenuto una lectio magistralis dal titolo «Intervista su Dio. Le parole delle fede, il cammino della ragione», che è anche il titolo del suo ultimo libro. «Dio è la priorità del Pontificato di Benedetto XVI e della pastorale della Chiesa perché la fede oggi appare in crisi», ha sottolineato il cardinale Ruini. «Si tratta – ha aggiunto – di una crisi di lunga data, progressivamente più diffusa, almeno in Occidente, anche se da non esagerare: la gente comune continua infatti, nella sua larga maggioranza, a credere in Dio». La fede «è diventata però un’opzione tra le altre, ma […”> le vie per trovare Dio, per lasciarci trovare da Lui sono infinite, come le circostanze della vita».

Ecco quindi che «accostarci a Dio per le vie sia della fede sia della ragione ci mette in grado di avere una fede più consapevole, che sia all’altezza della cultura di oggi e ci aiuti a fare unità nella nostra vita di credenti». Una fede «che possa essere proposta a tutti, rendendoci capaci di rendere ragione della speranza che è in noi». Diventa evidente, così, che «la fede in Dio non è cosa del passato ma ci illumina e ci orienta nel mondo di oggi. Non si tratta della fede in un Dio generico, ma della fede nel Dio di Gesù Cristo, fede che rimane un libero dono di Dio, da chiedersi nella preghiera e da accogliersi nell’ascolto umile, ma che è e deve essere anche un atto pienamente umano, quindi ragionevole: una fede pensata, nella quale mettiamo liberamente in gioco noi stessi».

16 dicembre 2013

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