Al Piccolo Eliseo Vacis sull’intolleranza

“Crociate” è il titolo dello spettacolo che, tratto dal capolavoro settecentesco del poeta Lessing, fa riflettere sul tema della fratellanza religiosa con rimandi all’Antico Testamento e ad altre voci di Toni Colotta

Mentre siamo angustiati dalle sanguinose persecuzioni di cristiani in Egitto e altrove, il teatro ci offre un modo di riflettere sull’ intolleranza religiosa con uno spettacolo tratto dal capolavoro settecentesco “Nathan il saggio” di Gotthold Ephraim Lessing e intitolato “Crociate”. Il lavoro è in scena al Piccolo Eliseo con la regia di Patroni Griffi da martedì 25 ottobre. Non vedremo dunque nell’originale struttura scenica in 5 atti l’opera celebre del tedesco vissuto nel diciottesimo secolo tra il 1729 e il 1781. Ci giunge invece incapsulata, diciamo così, in una riduzione operata da Gabriele Vacis e recitata da Valerio Binasco.

Lessing, che aveva grandeggiato in letteratura e come saggista, trovò nel teatro l’ideale mezzo di espressione. Dopo il successo di “Minna von Barnheim”, commedia sull’amore intenso e contrastato di due giovani, e dopo essersi avventurato nel dramma storico, cinquantenne, compose il dramma in versi “Nathan il saggio” per calarvi le proprie idee sul tema della avversione fanatica verso gli appartenenti ad altre confessioni.

Tesi assai dibattuta in quello scorcio di Settecento ma qui espressa con una potenza teatrale che portò Goethe a giudicare il dramma «una delle cose più alte che l’umanità abbia creato». Al centro un vecchio ebreo, Nathan, e la figlia adottiva Recha che rischia di perire in un incendio ed è salvata da un cavaliere templare, cristiano. Questi se ne invaghisce, malgrado la religione li separi, tanto da chiedere al saggio Nathan la mano della fanciulla. Ma gli eventi in seguito fanno scoprire che i due giovani sono nati dalla stessa madre e sono figli di un fratello del Saladino. Nel rapporto con il potente musulmano e nel quesito posto dal sultano all’ebreo su quale delle tre religioni monoteistiche – cristiana, ebrea, islamica – fosse la vera, rifulge la saggezza di Nathan, con un apologo che dirime gli odi reciproci. In una cornice particolare, la Gerusalemme della terza crociata in cui il poeta Lessing introduce il senso dell’umanità e della fratellanza.

Rievocando liberamente il dramma di questo illuminista illuminato, Gabriele Vacis nella sua riscrittura adotta, come già detto, il titolo “Crociate” con riferimento, crediamo, a mentalità e atteggiamenti di separazione-opposizione che allignano ancora nel nostro tempo. Unico personaggio e attore, Valerio Binasco rivive la favola di Lessing ragionando sulla tolleranza con rimandi all’Antico Testamento e ad altre voci, in una suggestiva invenzione scenica.

24 ottobre 2011

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