Al Quirino arriva Gershwin e il musical

La rappresentazione teatrale coniuga l’elemento biografico sull’americano musicista e le suggestioni tradotte dal coreografo Luigi Martelletta per la danza di Raffaele Paganini protagonista di Toni Colotta

Forse ha arricciato il naso qualche nostalgico delle tradizionali stagioni rigorosamente “di prosa”, perplesso nel vedere in testa al programma del Quirino-Vittorio Gassman un’opera di impostazione musicale che ha per titolo “George Gershwin…Diario di viaggio di un americano a Parigi”.

Il rimando è chiaramente a una delle più celebri composizioni del musicista americano. Che richiama però anche un film eccezionale di Vincente Minnelli arricchito dall’arte coreutica e coreografica di Gene Kelly in forma smagliante. Lo spettacolo in scena al Quirino dal 4 ottobre scava drammaturgicamente, per così dire, fra le note del grande affresco sinfonico per trovare quanto di autobiografico Gershwin diceva di sé nel comporlo. Il musicista, già carico dei successi riscossi con la “Rapsodia in bleu” e le canzoni, i “songs”, che critici autorevoli hanno accostato ai “lieder” di Schubert, pur arrivato a tanto guardava però all’Europa come culla di una civiltà musicale da “respirare in loco”. E vi si recò fermandosi a Parigi dov’era fra l’altro l’humus cui aveva attinto il suo amato Maurice Ravel.

Volle anzi che l’autore di “Bolero” gli impartisse delle lezioni. La rappresentazione che giunge al Quirino, attraverso il libretto di Riccardo Reim, evoca le emozioni del giovane americano George immerso nei rumori e nei colori della Ville Lumière mostrando un’immaginaria ma plausibile genesi di quella partitura dove il jazz si intreccia alla Belle Epoque per allargarsi in un melodismo che prometteva straordinari sviluppi se Gershwin non fosse stato stroncato prematuramente da un tumore.

Tutto questo riluce nel musical cinematografico che ne trassero Minnelli regista e Kelly ballerino nel 1951. La rappresentazione teatrale, grazie al talento versatile di Reim, coniuga l’elemento biografico sull’americano musicista e le suggestioni tradotte dal coreografo Luigi Martelletta per la danza di Raffaele Paganini protagonista. Il quale, si sa, non è soltanto valente coreuta ma ha particolare esperienza di musical, in quel mix di linguaggi in cui confluiscono anche armonicamente le citazioni filmiche e frammenti di altre creazioni gershwiniane che divennero ritmi nuovi e pulsanti della vita americana anni ’30 per restare nell’immaginario collettivo ancor oggi. Un tipo di “fusion” che il musicista riuscì ad ottenere fra la tradizione classica e la modernità, senza snaturarle.

26 settembre 2011

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