Al San Camillo una fiaccolata per salvare l’ospedale

Continua la protesta dei lavoratori. Fiorini (Cisl aziendale): «La logica ormai è quella dell’ospedale da campo». L’emergenza è il sovraffollamento del pronto soccorso. «Servono risposte concrete» di Elisa Storace

Una fila di poltrone di pelle turchese, allineate lungo un corridoio di passaggio. Su ciascuna un malato. Tre con la flebo al braccio, altrettanti con vistosi bendaggi, altri solo con gli occhi chiusi, rannicchiati, sofferenti. «Questa – spiega sardonico un infermiere – la chiamiamo “area Ryanair”: qui le persone aspettano anche diverse ore, a seconda di quanto lavoro c’è nei triage». La scena si svolge nel Pronto Soccorso dell’azienda ospedaliera San Camillo/Forlanini, prima struttura del servizio sanitario regionale, centro d’eccellenza per i trapianti, l’emergenza pediatrica e molte altre specializzazioni. Una scena che, non nasconde chi ci lavora, è assolutamente normale. Una “normalità” alla quale ieri, giovedì 20 febbraio, i lavoratori del nosocomio hanno opposto una fiaccolata di protesta, che ha visto riunite tutte le sigle sindacali.

«Ormai la logica è quella dell’ospedale da campo – commenta Adriano Fiorini, responsabile Cisl aziendale -: la notte scorsa, ad esempio, quattro persone sono state operate d’urgenza e poi sono state lasciate in sala operatoria perché nei reparti non c’erano più posti». Così ci accompagnano “in visita” nei locali del Pronto Soccorso e, in una stanza che potrebbe accoglierne quattro e in realtà sarebbe una sala d’attesa per i parenti, contiamo dieci pazienti stesi sulle barelle. Uomini e donne insieme, senza nessuna privacy, senza strumentazioni accanto ai letti. «La media – dicono ancora – è di 70-100 persone in attesa alla volta, una cosa assurda».

In mezzo alla folla composta che, fiaccole in mano, sfila per i giardini della struttura sanitaria, troviamo una dottoressa che espone la seconda questione critica, quella delle piante organiche: «Io – racconta – lavoro presso l’unità operativa di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale dal ’95, e ho letteralmente visto la struttura “sgretolarsi”. Per fare un esempio – prosegue – fra poco monterò di guardia fino a domattina, ma poi domattina prolungherò il turno perché siamo sotto organico e bisogna fare le visite in reparto: quando staccherò avrò fatto 18 ore di fila, e sarà stata la mia quarta notte in otto giorni».

Condizioni di lavoro al limite contestate anche da Bruno Schiavo, segretario dell’associazione medici dirigenti dell’Anoo: «Chi lavora qui – conferma – rischia di andare a finire a piazzale Clodio ogni giorno, perché, con la stanchezza che è inevitabile con certi ritmi, l’errore è dietro l’angolo». Contro lo stato di cose protestano soprattutto gli infermieri, categoria che più delle altre ha pagato il prezzo dei tagli operati dall’amministrazione sanitaria: meno 300 posti letto, 200 medici e 300 infermieri negli ultimi sette anni. «Al San Camillo – denuncia Marco Lelli, segretario aziendale della Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche – abbiamo un vero e proprio “doping dell’organizzazione”: infermieri co.co.co come se i pazienti potessero essere seguiti “a progetto” e non 24 ore su 24 e turni che arrivano a 14-17 ore. Inoltre – ironizza – va bene l’esperienza, ma l’età media degli infermieri ormai è di 50 anni, troppi, soprattutto lavorando così».

Durante la “via crucis” fra i 15 padiglioni che compongono la cittadella dell’ospedale, Natalia, una paziente, offre l’ultimo punto di vista sulla questione: «L’altra settimana ho chiamato il Cup per un accertamento su un neo. Mi hanno detto che il primo appuntamento utile era qui al San Camillo fra quattro mesi, alla fine di maggio. Alla fine non era maligno e io, perché potevo permettermelo, mi sono fatta visitare privatamente. Ma se fosse stato un tumore avrei fatto in tempo a morire». «Se non venisse individuata nessuna via d’uscita duranti i prossimi incontri con l’amministrazione – fanno sapere le sigle sindacali -, e non arrivassero risposte dal governatore Zingaretti per superare il problema del sovraffollamento del pronto soccorso, siamo pronti a portare la protesta anche fuori dall’ospedale, manifestando finché non otterremo indicazioni concrete per noi e per i cittadini».

21 febbraio 2014

Potrebbe piacerti anche