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Al Sant’Alessio una festa per “uscire dal buio”

Una serata di festa, musica e testimonianze per “uscire dal buio”: questo l’obiettivo dell’iniziativa “Guardiamo insieme le stelle” organizzato dal centro regionale Sant’Alessio Margherita di Savoia, la più grossa struttura del Centro e Sud Italia che si occupa di assistenza, riabilitazione, formazione e integrazione sociale e scolastica di ciechi, ipovedenti e persone con disabilità aggiuntive a quella visiva. Appuntamento per giovedì 17 luglio a partire dalle 18 nella sede dell’istituto, via Carlo Tommasi Odescalchi, 38 a Roma.

La serata inizierà con le esercitazioni di “Nordic walking”, camminata sportiva con l’uso di bastoncini dove chi vede sarà invitato a bendarsi, e dimostrazioni dell’abilità raggiunta dai ragazzi del Sant’Alessio nel ping pong con palline sonore. Alle ore 20, ci sarà un concerto di pianoforte, fisarmonica e voci con musicisti e artisti ciechi che hanno studiato al Sant’Alessio, dove, fino alla metà degli anni 90 era presente anche una sezione del conservatorio di Santa Cecilia. Alle 21, sarà il direttore scientifico del Planetario di Roma, Gabriele Catanzaro, a guidare tutti gli ospiti con gli occhi bendati da una mascherina nelle emozioni del cosmo e del cielo stellato per vivere l’intensa esperienza di lasciarsi avvolgere da ciò che non si vede.
Al termine della serata, l’assessore alle politiche sociali della Regione Lazio, Rita Visini, e l’assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale, Rita Cutini, consegneranno i premi “Stelle di Sant’Alessio”, riconoscimenti dedicati a chi, cieco o ipovedente, si è distinto nell’arte, nello sport, in abilità informatiche o in solidarietà.

«I premi sono dedicati a chi ha saputo testimoniare che essere ciechi non è una barriera o un ostacolo per dare il meglio di sé», spiegano gli organizzatori. Fra i premiati Maria Ligorio, vincitrice del campionato italiano di arrampicata, l’ipovedente Simonetta Pizzuti che ha vinto il campionato nazionale di scherma e una squadra di calcio di ciechi totali dove, per regola, gli eventuali calciatori ipovedenti giocano bendati per essere tutti uguali.

«Vogliamo cambiare l’immagine che gli altri hanno di noi, vogliamo uscire dal buio – spiega Antonio Organtini, cieco dall’età di 16 anni e nuovo direttore del Sant’Alessio -. Anche grazie alla tifloinformatica, il settore delle nuove tecnologie applicate a strumenti e ausili per ciechi e ipovedenti, che consentono l’uso del computer e facilitano la lettura di documenti. Sistema che quotidianamente insegniamo al Sant’Alessio». Per Organtini, però, «occorre anche abbandonare terminologie quali handicap o non vedente, perché mettono in luce aspetti negativi: povertà e negazione. A detrimento di tutte le attitudini e potenzialità dei disabili e di quelli visivi in particolare, rappresentanti innanzitutto dalla resilienza, la capacità di far fronte a pressioni e sofferenze ricavandone forza ed energia vitale. Nessuna negazione: noi pensiamo di avere un più, non un meno. Poi, se vogliamo, la cecità è un equalizzatore, al buio siamo tutti uguali». In Italia sono 250 mila i ciechi e gli ipovedenti. Centinaia quelli seguiti dall’Istituto con 450 operatori per attività abilitative o riabilitative. «Il nostro scopo principale – dice il presidente del Sant’Alessio Amedeo Piva -, è quello di far esplodere o riaffiorare le potenzialità delle persone che seguiamo. E la prima, la principale, è la voglia di vivere».

17 luglio 2014