Al via la campagna “TiraDritto – Stop cocaina”

Parte da Tor Bella Monaca il “talkstreet” nato da un’idea del giornalista Paolo Berizzi, autore del libro “La Bamba”, che occuperà i fortini dello spaccio in tutta Italia. Per restituirli alla legalità, almeno per un giorno di R. S.

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Occupare i fortini della cocaina. Per sottrarli agli spacciatori e restituirli per un giorno alla legalità. Si propone come una sfida che usa come arma solo la parola, la campagna “TiraDritto – Stop cocaina” che toccherà 15 città italiane. A partire da Roma, dove l’appuntamento è per domani, mercoledì 27 marzo, alle 15 a Tor Bella Monaca (area Pinetina), con il primo “talkstreet” che riunirà Kasia Smutniak, Flavio Insinna, Fabrizio Frizzi, Massimo Wertmuller e altri artisti. Con loro anche rappresentanti delle istituzioni, del giornalismo ma anche operatori sociali, medici, volontari e semplici cittadini. “TiraDritto – stop cocaina” nasce da un’idea di Paolo Berizzi, inviato di Repubblica, autore del libro “La Bamba”, in collaborazione con Elsa Di Gati, giornalista di Raitre, ed è promossa dal Dipartimento Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio con il sostegno della Comunità Villa Maraini e della Croce Rossa Italiana. Alla campagna, tra gli altri, hanno aderito: Carlo Verdone, Matteo Garrone, Pierfrancesco Favino, Piera Degli Esposti, Raoul Bova. Filippa Lagerback, Cesare Bocci, Massimo Barra, Povia, Giorgio Lupano, Massimiliano Bruno, Povia, Kledi e Paolo Belli.

L’idea è quella di un’occupazione itinerante, da Roma a Scampia, da Palermo a Milano: «Non il solito convegno al chiuso – si legge sul sito della campagna – o la solita operazione nata per sensibilizzare. “TiraDritto – Stop cocaina” è un “talkstreet”, una campagna che usa come arma la parola e la diffonde direttamente in quegli angoli di aree urbane roccaforti dello spaccio di droga». Questi spazi, per un giorno, verranno “occupati”, appunto, «con dibattiti pubblici nei quali interverranno rappresentanti delle istituzioni, personaggi della politica, della cultura, dello spettacolo, del giornalismo, operatori sociali, medici, mondo del volontariato e dell’assistenza, semplici cittadini, tutti coloro che manifestano la volontà di denunciare una piaga sociale costantemente sottovalutata forse perché figlia legittima del nostro tempo».

«Deve essere chiaro agli occhi di tutti, ma soprattutto dei ragazzi – dichiara Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga – che chi acquista anche una piccola quantità di droga, di qualsiasi droga, per il proprio piacere personale o perché ne è dipendente, purtroppo finanzia le mafie, la loro violenza e il mal affare delle organizzazioni criminali nonché il terrorismo. Voglio ricordare che i malati di dipendenza da cocaina possono accedere facilmente a cure e supporti specialistici gratuiti e chi invece non soffre di questa malattia, ma usa la cocaina solo per il proprio piacere, può senz’altro trovare altre forme più sane e legali di gratificazione senza esporre se stesso e terze persone a rischi importanti e senza dare denaro a chi destabilizza lo Stato sulla pelle dei cittadini». Ma non c’è di mezzo solo il rispetto della legalità e del proprio ambiente di vita. Oltre a questo infatti gli incontri saranno l’occasione per ribadire come il consumo di cocaina soprattutto nei giovani ha «importanti effetti nocivi sul cervello, sulla sua regolare maturazione, sulla capacità decisionale e sul controllo dei comportamenti, ma anche sul sistema cardiovascolare con la comparsa di gravi patologie quali l’ictus e l’infarto precoce. Crediamo infatti che l’attenzione per la salute, sia fisica che mentale, costituisca oltre che un dovere individuale anche una vera e propria forma di investimento per il futuro del nostro Paese».

26 marzo 2013

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