Alda Merini ricordata a un anno dalla morte

Presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum un seminario sulla poetessa, voce autentica tra ricerca spirituale e impegno artistico di Maria Grazia Fasoli

Il seminario su “La poetica teologica di Alda Merini” che si è svolto presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum giovedì scorso (25 novembre 2010) ha dimostrato, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, come l’ascolto di una voce autentica costituisca oggi un’occasione preziosa di riflessione e condivisione da sottrarre al dominante uso distorto della parola. Il confronto sulla grande poetessa, a un anno dalla sua morte, si è articolato attraverso due relazioni, una di chi scrive, intitolata “La poetica di Alda Merini”, l’altra di Chiara Saletti sul tema “Fammi carne di spirito e spirito di carne. Corpo parola mondo: luoghi teologici nella poesia di Alda Merini”.

L’incontro è stato introdotto dal preside della Facoltà, padre Maggiani, che ha sottolineato il valore di una figura femminile emblematica della autenticità e dello spessore della ricerca spirituale coniugata con un consapevole impegno artistico. Moderatrice: la teologa Cettina Militello, che guida le attività della cattedra “Donne e cristianesimo”, segnale della indubbia attenzione della Facoltà alle tematiche femminili. Un pubblico attento e, a tratti, commosso ha seguito i lavori del seminario, che ha prospettato la ricchezza di una figura, quella di Alda Merini, che attende ancora una piena comprensione storico-critica dei suoi testi, e che soprattutto incarna la possibilità di un terreno comune o di confine tra ricerca spirituale e ricerca artistica.

Parlando di Alda Merini, la nozione di poetica è utile a ricondurre a pieno titolo nel territorio della poesia più autentica e avvertita una produzione, quale quella meriniana, certamente segnata dai contenuti magmatici di una psiche complessa, minacciata dalle «ombre della mente» e segnata da ripetuti ricoveri nel manicomio. Esso diventa però per la donna-poeta il luogo in cui sperimentare, a partire dall’abisso e dagli inferi della degradazione, la potenza salvifica di una resistente spiritualità. «Terra Santa» (così recita il titolo della raccolta del 1984) è allora anche il manicomio, luogo dove si realizza nelle tenebre un’apparente impossibile salvezza. Sulla stessa linea interpretativa, sostanziandola con una puntuale disamina dei testi, Saletti ha individuato i «luoghi» linguistici e simbolici in cui lo «spazio del sé» si riapre costantemente, sia pure in una peripezia complessa e mai garantita, alla pienezza del senso.

Su questa strada l’incontro con Maria e quello con Gesù sono tappe di una «risurrezione» che ricompone infine le dicotomie, le lacerazioni, le ambivalenze di un’esperienza umana, di donna, segnata dalla sventura e dalle tenebre. La parola poetica diventa così «teologica», dice di un Dio «materno e plurimo», un Dio che «si converte» all’uomo piegandosi sulle sue ferite. Una parola poetica dunque con la quale è possibile perfino «cantare i dogmi» della fede per l’uomo di oggi, e di ogni tempo. L’incontro si è chiuso riconoscendo nella «grazia» della poesia meriniana un luogo teologico di irruzione del mistero della salvezza che nella parola poetica fa sentire l’eco della Parola che nel grembo di Maria si fece carne.

29 novembre 2010

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