Alla Di Liegro la proposta del “doppio ciclo”

Nella scuola media romana i ragazzi disabili possono ripetere il triennio per due volte. La soddisfazione dei genitori, i dubbi di alcune associazioni da Redattore Sociale

C’è una scuola media a Roma, la “Luigi Di Liegro”, che dà la possibilità ai propri alunni con grave disabilità mentale (parliamo di ragazzini con seri problemi intellettivi, cognitivi o relazionali) di ricominciare dall’inizio l’intero ciclo scolastico quando arrivano alla fine della terza media, senza dover fare l’esame di Stato se non al sesto anno. L’opportunità in più si chiama “doppio ciclo”, ed è concordata già al primo anno di scuola secondaria di primo grado. In sostanza si tratta di una sorta di patto “preventivo e consensuale” tra la famiglia e il gruppo di lavoro sull’handicap d’istituto, un organismo composto da dirigente scolastico, insegnanti referenti delle politiche d’integrazione e inclusione, responsabile dell’Asl Roma B, operatori dell’associazione socio-sanitaria Roma ‘81, esperti di Woce (una strategia che supporta l’apprendimento della comunicazione nei bambini con problemi di linguaggio) e genitori.

Una pratica, quella di far ripetere le medie e che in varie forme viene adottata anche da altre scuole italiane, che l’Anffas e l’Aipd (rispettivamente Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale e Associazione italiana persone down) però non condividono. Ma anche Andrea Canevaro e Dario Ianes, entrambi docenti di Pedagogia speciale rispettivamente all’Università di Bologna e di Bolzano, non sono entusiasti di questo metodo. Ma nel modello proposto dalla scuola “Di Liegro”, diretta dalla preside Simonetta Caravita, c’è il consenso preventivo sia della famiglia sia del gruppo di lavoro sull’handicap d’istituto, c’è una delibera del collegio dei docenti e i genitori si dicono contenti. Il “doppio ciclo” si applica solo alle situazioni più complesse e viene attentamente valutato caso per caso. Il percorso non è irreversibile e, a partire dal quarto anno, l’alunno può sempre essere ammesso a sostenere l’esame di Stato.

In molti casi di disabilità grave, sono le stesse famiglie a chiedere di trattenere il più a lungo possibile i ragazzi all’interno della scuola secondaria di primo grado: un po’ per consolidare i risultati raggiunti un po’ perché «le superiori spaventano e i centri diurni spesso sono dei parcheggi», come dicono gli stessi genitori. Questo avviene in tutta Italia. «Ma concordare uno o più anni di “ripetenza” non è così produttivo come quelli svolti in continuità con lo stesso gruppo di docenti e di compagni di classe», dice Chiara Bonanno Madussi, presidente di ‘Un passo avanti’ (associazione genitori bambini cerebrolesi), vicepresidente della Consulta per l’handicap del V municipio del comune di Roma e madre di Simone, un ragazzino che va alla “Di Liegro”.

Qui, infatti, il tempo di frequenza della scuola media può essere di 6 anni: formalmente l’alunno viene alternativamente non ammesso e ammesso alla classe successiva, ma realmente (con specifica delibera del collegio dei docenti e in virtù di quanto consentito dalle norme sull’autonomia scolastica) per i primi tre anni segue la classe con cui è entrato a scuola il primo giorno e per i secondi tre anni segue un altro gruppo con cui arriverà alla licenza media. La decisione di ripetere il ciclo non è, quindi, una valutazione negativa e non deriva dal fatto che l’alunno non abbia raggiunto il livello necessario per accedere alle scuole superiori – tanto che la “Di Liegro” fa orientamento e accompagnamento a tutti i suoi ragazzi -, ma è lo strumento tecnico per consentire all’alunno disabile di portare a termine il piano educativo individuale.

14 luglio 2009

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