Allergie e minori, ecco cosa fare per le punture d’insetti

Pomata e antistaminici per i casi meno gravi; se c’è dolore, un banale antifebbrile. Mentre si consigliano i test cutanei, in caso di manifestazioni anafilattiche, per punture di api o vespe di Redattore Sociale

L’arrivo di un bambino in un ambulatorio medico o al pronto soccorso di un centro ospedaliero a seguito di un problema allergico secondario alla puntura di un insetto è, soprattutto in questa stagione, un evento relativamente comune. In genere si tratta di situazioni molto semplici che si esauriscono con l’applicazione di una pomata o, al massimo con l’assunzione di un antistaminico per bocca, ma in certi casi può determinarsi un guaio serio con la comparsa di un quadro di anafilassi. Ma una recente statistica indica che si tratta di casi fortunatamente rari e che solo una percentuale variabile dallo 0,3% all’1,0% di tutti i casi di anafilassi che si diagnosticano in pediatria sono legati ad una puntura d’insetto.

«Un evento di questo tipo – sottolinea Susanna Esposito, presidente della Societa’ italiana di infettivologia pediatrica (Sitip) – ha, oltre alla gravità immediata che richiede un pronto e adeguato intervento per evitare situazioni drammatiche, anche il ruolo di indicatore di un rischio futuro da evitare». Gli insetti che più frequentemente determinano problemi allergici da punture sono api, vespe, calabroni, tafani, formiche, zanzare e zecche e colpiscono le zone più esposte e scoperte del corpo come viso, braccia, gambe, caviglie e mani. Nella maggior parte dei casi le reazioni che si riscontrano sono:
– un arrossamento nella zona della puntura stessa, zona che appare rigonfia e dolente sia spontaneamente che alla pressione;
– un fastidio o dolore che si sviluppa nell’arco di alcuni minuti che raggiunge il suo massimo in 24-48 ore e si risolve completamente in 5-10 giorni;
– un po’ di febbre e una sensazione di malessere nei casi più gravi: entrambi, fortunatamente, sono destinati a scomparire abbastanza rapidamente.

In tutti questi casi è sufficiente qualche pomata a base di antistaminici e, se c’è febbre e molto dolore, un banale antifebbrile come paracetamolo o ibuprofene. Più importanti invece dal punto di vista clinico sono i casi che si manifestano con orticaria generalizzata o angioedema in sedi distanti dalla puntura: questi segni indicano un coinvolgimento sistemico fortunatamente lieve ma certamente più impegnativo di quello rappresentato dalla sola lesione locale. In questi casi, il trattamento con antistaminici o cortisonici per via orale rappresenta la scelta migliore per ricondurre rapidamente alla norma il quadro clinico.

I casi veramente gravi sono, invece, quelli con anafilassi. I bambini con questa manifestazione si presentano con:
– un importante quadro cardiovascolare (sincope, ipotensione, e collasso), associato a disturbi respiratori (fischi e sibili all’ascoltazione toracica, stridore laringeo) e, più raramente, ad un quadro gastroenterico (coliche addominali, diarrea).
– la somministrazione di adrenalina, così come quella di ossigeno e di fluidi per via endovenosa;
– l’esecuzione di accurati esami di laboratorio volti a confermare la sensibilizzazione al veleno di un determinato insetto e a decidere come impostare le procedure di prevenzione di ulteriori manifestazioni cliniche gravi in caso di successive punture di insetto.
I test cutanei con il veleno delle api o delle vespe e la ricerca delle IgE specifiche nel sangue del bambino che ha avuto le manifestazioni anafilattiche sono le prime misure da attuare quando si abbia la convinzione che siano stati questi insetti a pungere.

26 giugno 2013

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