“Amici per strada”, con i poveri delle stazioni

Il gruppo di coordinamento di diverse associazioni si prende cura degli immigrati e dei senza tetto che vivono a Termini, Ostiense e Tiburtina di Matteo Raimondi

Il popolo dei senza dimora sopravvive ai margini di una società indifferente. Affolla le stazioni giorno e notte confondendosi tra la frenesia di chi deve prendere un treno. Si tratta di anziani abbandonati, immigrati, disperati, e da qualche tempo anche zingari e disabili. Per prendersi cura di loro, a Roma esiste da dieci anni una rete di coordinamento di associazioni e gruppi di volontariato al servizio dei senza tetto. Si chiama “Amici per la strada”. Ne fanno parte la Comunità di Sant’Egidio, la Croce Rossa, i gruppi Vincenziani, la Caritas, l’associazione Papa Giovanni XXIII, molte comunità parrocchiali tra cui San Romano Martire, Santa Barbara a Capannelle, Santa Maria del Buon Consiglio. E poi la Protezione civile con il gruppo Roma futura, i Cavalieri di Malta e le misericordie di Appio e Tuscolano. Attraverso periodici incontri il coordinamento agisce pianificando di volta in volta l’azione di sostegno nei confronti degli “invisibili” delle maggiori stazioni della Capitale: Termini, Tiburtina e Ostiense. L’obiettivo è di accompagnare il popolo dei senza fissa dimora nella loro quotidianità, cercando di allacciarlo alla rete di servizi sociali esistente.

«L’idea di organizzarci in un gruppo così ampio è nata circa dieci anni fa», racconta Tonino Sammarone della Comunità di Sant’Egidio, coordinatore del gruppo. «Accadde che le ferrovie contattarono le associazioni di volontariato allora esistenti per imporre un divieto: fu detto che la stazione Termini stava per subire un restyling (la costruzione dell’attuale centro commerciale, ndr), ragione per cui non sarebbe più stato possibile accogliere i senzatetto all’interno. Ci fu chiesto di continuare il nostro servizio all’interno di un locale in via Marsala, accanto allo sportello Caritas. Rispondemmo che non sarebbe stato possibile, in quanto così facendo saremmo andati, di fatto, a replicare un servizio già esistente. Il nostro scopo è diverso: noi offriamo assistenza cercando soprattutto di reintegrare nella società questa gente. Siamo – sostiene – una rete della società civile che si impegna per persone svantaggiate».

La situazione nelle stazioni è critica. Ostiense è una “piccola Kabul”, rifugio di moltissimi immigrati afgani, tutti ragazzi maschi e di età media che si aggira intorno ai 18 anni. Moltissimi minorenni hanno trovato rifugio fra le mura dello scalo, scampati alla guerra, agli attentati e molto probabilmente a un arruolamento forzato. La stazione Termini è tutt’ora rifugio di moltissimi vagabondi e immigrati africani. A Tiburtina senza tetto e rom affollano il piazzale antistante. «La condizione di questi disperati è assurda e impensabile – riprende Sammarone –. Abbiamo avuto a che fare con situazioni che mai ci saremmo aspettati di vedere in vita nostra. Tra gli afgani di Ostiense c’è chi per sopravvivere si abbandona alla prostituzione maschile, una donna in carrozzina con il catetere si aggira per la stazione Termini, e a Tiburtina moltissimi rumeni sbaraccati dopo gli sgomberi di quest’anno vengono a chiederci un panino o una coperta. Per quanto riguarda i disabili – continua – sta accadendo qualcosa di inconcepibile: ci sono persone senza gambe, o in gravi condizioni sanitarie che non riescono a trovare una sistemazione degna».

All’orizzonte la speranza, espressa dal coordinatore di “Amici per la strada”, che «le politiche comunali migliorino: attualmente non sono sufficienti gli spazi di accoglienza diurni e notturni».

27 novembre 2009

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