Amore per sempre, contro la cultura del provvisorio

Il Papa ha incontrato a San Pietro trentamila fidanzati prossimi al matrimonio: «Stare insieme per la vita, è questa la sfida degli sposi cristiani». E rilancia le tre parole: «Permesso, scusa e grazie» di R. S.

Il vino buono delle nozze di Cana: la presenza di Gesù che «è» il vino buono, che scalda il cuore. Per Papa Francesco è questo l’ingrediente indispensabile per una festa, quella del matrimonio, che sia capace di rivelare a tutti la presenza del Signore. Lo ha detto questa mattina, verdì 14 febbraio, incontrando in piazza San Pietro gli oltre 25mila fidanzati provenienti da 30 Paesi del mondo. A ognuno di loro, un dono speciale: il cuscinetto sul quale appoggiare le fedi nel giorno delle nozze. «È la carezza del Papa per il vostro matrimonio», ha commentato monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia che ha organizzato l’incontro. «Oggi – ha continuato il presule – voi dite al mondo intero: non è bene vivere da soli, non c’è felicità nel pensare solo a se stessi. La Chiesa gioisce nel vedervi, vi abbraccia come questo colonnato, e anche la società vi guarda con stupore».

Nel saluto di monsignor Paglia al Papa anche il ricordo, nella preghiera, «per la fidanzata che qui a Roma è stata picchiata e per tute le ragazze che sono vittima di uomini che scambiano per amore la propria violenza egocentrica. Basta con la violenza sulle donne e i bambini», ha esclamato il vescovo, secondo il quale «i responsabili della cosa pubblica dovrebbero essere più attenti a sostenere i fidanzati». Provvedano con più sollecitudine, ha esortato, alle politiche familiari e del lavoro: «Troppi giovani sono disoccupati». E della realtà dei giovani, del loro cammino di fidanzamento, hanno parlato le quattro coppie intervenute, con le loro testimonianze, in attesa dell’arrivo del Papa, alle 12.30. Quindi, il dialogo tra Francesco e tre coppie, che al Papa si sono rivolte per chiedere, a nome di tutti i presenti in piazza, sostegno e supporto. E a volte anche qualche consiglio.

«Non dobbiamo lasciarci vincere dalla cultura del provvisorio», ha detto loro Francesco, rispondendo a una coppia proveniente da Gibilterra sulla «paura del per sempre». Tale paura «si cura giorno per giorno affidandosi al Signore Gesù in una vita che diventa un cammino spirituale quotidiano, fatto di passi, di crescita comune, di impegno a diventare donne e uomini maturi nella fede». Non si tratta solo di durata: «Stare insieme e sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani», ha spiegato il Papa. Oggi, invece, «tante persone hanno paura di fare scelte definitive, per tutta la vita: sembra impossibile». Quindi l’invito a riflettere su «cosa intendiamo per amore». Se è «solo un sentimento, uno stato psicofisico, su questo non si può costruirci sopra qualcosa di solido». Se invece «l’amore è una relazione, allora è una realtà che cresce, e possiamo anche dire a modo di esempio che si costruisce come una casa. E la casa si costruisce assieme, non da soli! Costruire qui significa favorire e aiutare la crescita».

«Gli sposi possono imparare a pregare anche così – ha continuato il Papa -: Signore, dacci oggi il nostro amore quotidiano, insegnaci ad amarci, a volerci bene. Più vi affiderete a Lui, più il vostro amore sarà per sempre, capace di rinnovarsi, e vincerà ogni difficoltà». Secondo Francesco «l’amore quotidiano degli sposi è il vero pane dell’anima», ha detto a braccio. «Chiedete a Gesù di moltiplicare il vostro amore», l’invito del Papa, che ha esortato i fidanzati a non fondare la loro casa «sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio».

«Vivere insieme è un’arte, un cammino paziente, bello e affascinante. Non finisce quando vi siete conquistati l’un l’altro – ha ricordato Francesco -. Anzi, è proprio allora che inizia». Con queste il Pontefice ha risposto alla seconda domanda, rivoltagli da una coppia toscana. Ai fidanzati, il Papa ha dato le stesse «regole» per il «cammino di ogni giorno» che aveva già assegnato alle famiglie, e che «si possono riassumere in tre parole: permesso, grazie e scusa». «Permesso», ha spiegato il Papa, «è la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro con rispetto e attenzione», cioè «saper entrare con cortesia nella vita degli altri». Sembra facile pronunciare «“grazie”, questa parola, ma sappiamo che non è così, però è importante», ha ammonito il Papa: «La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo!».

La gratitudine, invece, «è un sentimento importante», ha detto il Papa, che ai fidanzati ha chiesto: «Sapete ringraziare?», perché «l’altra persona è un dono di Dio, e ai doni di Dio si dice ‘grazie, che non è una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati. Bisogna sapersi dire grazie, per andare avanti bene insieme nella vita matrimoniale». Infine, «scusa»: «Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. In genere ciascuno di noi è pronto ad accusare l’altro e a giustificare se stesso. Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa: Scusa se oggi ho alzato la voce, se sono passato senza salutare, se ho fatto tardi, se questa settimana sono stato così silenzioso, se ho parlato troppo senza ascoltare mai. Tante scuse al giorno possiamo dire».

14 febbraio 2014

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