Anziani, l’assistenza a Roma e nel Lazio

Tra vecchie e nuove forme di trattamento, la situazione del sistema di cura per uomini e donne autosufficienti e non. Le ricerche dal mondo dell’associazionismo e le iniziative della Regione di Jacopo D’Andrea

Chiusi nei ripostigli come fossero stracci. Due anziani, un uomo di 68 anni e una donna di 77 venivano assistiti così in una casa di riposo abusiva gestita da una 49enne in via Morisani, alla Giustiniana. All’interno della stessa struttura priva di qualsiasi autorizzazione, si somministravano farmaci senza prescrizione medica agli 8 anziani che vi soggiornavano, per la maggior parte non autosufficienti e in stato confusionale. Personale medico qualificato ha anche accertato che nella sedicente casa di riposo ci fossero numerose irregolarità igienico-sanitarie. Da riscontri successivi svolti dagli agenti del commissariato Flaminio, inoltre, pare che i parenti degli anziani pagassero una retta di 1.200 euro al mese in nero. Alla 49 enne, arrestata per sequestro di persona, la struttura illegale sembra che fruttasse 100mila euro l’anno. Sulla faccenda il vicesindaco di Roma Sveva Belviso ha dichiarato che «contro chi si è macchiato di questi atti vergognosi, Roma Capitale si costituirà parte civile».

Le Piccole Sorelle dei Poveri a San Pietro in Vincoli, che da decenni si occupano di assistere anziani in condizioni di fragilità, spiegano a riguardo che «per legge, essendo la nostra una casa di riposo, non possiamo accogliere persone non autosufficienti. Certamente ne abbiamo nella nostra struttura, a piazza San Pietro in Vincoli, perché con gli anni lo sono diventate. Coloro che hanno bisogno di cure specialistiche, poi, li seguiamo da casa: non li abbandoniamo. Anche perché i non autosufficienti hanno diritto a tanta assistenza e a tanta attenzione affinché siano curati bene». Le religiose hanno una struttura da 59 posti e sono un istituto privato, che si chiama proprio “Piccole Sorelle dei Poveri”.

Ma, più in generale: che tipo di assistenza hanno gli autosufficienti a Roma e nel Lazio? Secondo quanto si legge nel Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio 2011, stilato dalla Comunità di Sant’Egidio, «ci troviamo di fronte ad una situazione altamente squilibrata dal momento che i servizi domiciliari continuano a costituire una percentuale residuale dell’offerta presente, e al tempo stesso l’offerta residenziale, oltre che insufficiente, rimane per lo più incentrata attorno alla vecchia tipologia della casa di riposo, mentre stentano a decollare soluzioni più moderne concepite a dimensione familiare come la casa famiglia o la comunità alloggio».

La Comunità di Sant’Egidio nello stesso studio mette in evidenza dei dati del 2009 che indicano che «nel Lazio sono presenti solo 227 posti in casa famiglia per anziani e 2117 in comunità alloggio, a fronte di 8612 posti in casa di riposo a cui si affiancano 359 posti in casa albergo». Ma è la stessa Comunità a porre l’accento sul fatto che è necessario potenziare «strumenti di sollievo alle famiglie per alleviarne il carico assistenziale». Infatti, riportando l’analisi del Network non autosufficienza, la comunità trasteverina stima che «il Lazio con il suo 5 per cento di anziani raggiunti dai servizi domiciliari non si discosta dalla media nazionale del 4,9 percento: ben al di sotto della media europea, che a metà degli anni 2000, era pari al 10 percento».

In sostanza, come il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha evidenziato nel suo “Rapporto sulla non Autosufficienza in Italia nel 2010”, «è evidente come le risorse messe in moto dall’indennità di accompagnamento, dalle assistenti familiari, dalla famiglia e dal volontariato, giochino la partita principale nel governo assistenziale dell’anziano e costituiscano un ammortizzatore sociale straordinario ed efficiente in grado, in talune Regioni, di supplire alla carenza dei servizi pubblici specifici».

Delineato questo quadro quindi viene da chiedersi quale sarà nei prossimi mesi la politica per i non autosufficienti della Regione Lazio, a fronte dei numerosi tagli alla spesa sanitaria, considerando, poi, che il “Fondo non autosufficienza” per il triennio 2011-2013 è stato azzerato. La presidente della Regione Lazio Renata Polverini ha dichiarato che «nonostante l’azzeramento del fondo nazionale sulla non autosufficienza, la Giunta regionale ha assicurato anche per il 2012 i 16,5 milioni di euro necessari per proseguire i servizi di assistenza domiciliare, dimissioni ospedaliere protette e di sollievo per gli anziani, i disabili e i minori non autosufficienti e per i loro familiari». Inoltre, ha precisato la governatrice, «stiamo attuando una serie di provvedimenti per un maggiore sviluppo dell’assistenza integrata. A partire dalla norma con cui garantiamo la continuità assistenziale agli anziani non autosufficienti residenti nelle case di riposo del Lazio».

Non solo ma a breve «partiranno trenta nuovi corsi di formazione per assistenti familiari, al termine dei quali nel Lazio ci saranno 600 operatori in più». Un provvedimento, questo, che «punta a una sempre maggiore professionalizzazione del settore dell’assistenza domiciliare a cui contribuirà anche la prossima attivazione del Registro regionale degli assistenti familiari». L’iscrizione – conclude Polverini – diverrà garanzia dell’affidabilità professionale degli operatori agli occhi delle famiglie che consultando il registro, potranno scegliere l’assistente che, per caratteristiche ed esperienze, meglio risponde alle esigenze dei loro cari».

31 gennaio 2012

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