Apostole del Sacro Cuore, la «casa» del patriarca

Nella Curia generalizia delle religiose, a due passi da Santa Croce in Gerusalemme dove Roncalli si fermava nei suoi soggiorni romani da cardinale. La sua stanza custodita intatta con alcuni abiti di Laura Badaracchi

«Mane vobiscum Domine», «Rimani con noi, Signore»: era questa la frase sotto il tabernacolo che il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli vedeva ogni volta, quando celebrava la Messa nella cappella delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù. La loro casa generalizia, in via Germano Sommeiller 38, era la «casa» anche del porporato durante le sue visite romane. «Dal 1955 era il cardinale protettore del nostro Istituto, secondo una consuetudine preconciliare», riferisce suor Chiara Cervato, segretaria generale della congregazione fondata a Viareggio nel 1894 da Madre Clelia Merloni. Nell’edificio, a poche centinaia di metri dalla basilica di Santa Croce in Gerusalemme, le religiose custodiscono con cura – intatta – la stanza dove il futuro Papa Giovanni XXIII dormì anche la notte del 27 ottobre 1958, il giorno prima della sua elezione al soglio pontificio.

Una camera semplice e austera: letto, comodino, armadio, poltrona, scrittoio. E una porta dalla quale Roncalli accedeva a un inginocchiatoio affacciato sulla cappella: dall’alto vedeva il tabernacolo e poteva raccogliersi in preghiera. «Era molto devoto alla Madonna – dice suor Chiara, riferendo i ricordi di una consorella che conobbe personalmente il cardinale patriarca di Venezia -. A volte, quando suor Maria andava ad avvisarlo che era pronta la cena, lui la guardava senza parlare, indicandole che fra le mani aveva la corona del rosario e che sarebbe sceso solo dopo aver finito di recitare l’ultima decina». Nella stanza, in una teca verticale incastonata nel muro, vengono conservati alcuni abiti del futuro “Papa buono”: le pianelle da notte, la sua camicia, «il rocchetto a maniche lunghe da cardinale», aggiunge suor Chiara.

E poi una papalina, una corona del rosario con il suo stemma pontificio. Alla parete le suore hanno attaccato un quadro che custodisce la sua firma autografa, apposta a una pergamena che lo ringrazia per la sua visita a sorpresa nel primo Venerdì Santo da Pontefice. Il 27 marzo 1959, ad accoglierlo nell’Istituto, c’era anche suor Giampaola Voltolini, oggi preside della scuola cattolica “Cor Jesu” – dalla primaria al liceo – in via Sommeiller. «Ero un’aspirante, avevo 17 anni – confida -. Lo avevo già visto venire nella nostra casa, ma quel giorno lui volle benedire e imporre le mani a noi giovani in formazione». Papa Roncalli si era recato nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme per la Stazione quaresimale, a venerare le reliquie tuttora conservate nella chiesa. «Qui ci sono le mie suore!», esclamò sulla strada del ritorno, passando vicino all’Istituto dove era stato ospitato tante volte negli anni precedenti. «Volle fermarsi in preghiera con tutte noi in cappella», racconta suor Giampaola.

Poi, accompagnato dalla madre generale Speranzina Morelli, «di origini bergamasche come lui», Giovanni XXIII andò in un salone dove erano «schierate» le religiose insieme alle novizie, alle postulanti e a una decina di aspiranti. «Ci orientava sempre all’umiltà», sottolinea suor Voltolini, sorridendo ancora al pensiero della mano paterna del Papa sulla sua testa e alla sua attenzione nel «salutare personalmente» proprio le aspiranti, le più “piccole” dell’Istituto. «Successivamente ci ha ricevute con gli alunni nella Sala Clementina, in udienza privata», aggiunge la religiosa. Che il 27 aprile sarà insieme alle consorelle in piazza San Pietro per la canonizzazione del Pontefice.

11 aprile 2014

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